Sottoservizi, pericoli nel cantiere: cadono le accuse agli otto indagati

27 Settembre 2023

Per il giudice non sussiste il reato di omissioni nella sicurezza della grande opera da 40 milioni di euro Niente processo per imprenditori e tecnici: tra loro anche Frattale, presidente dei costruttori Ance 

L’AQUILA. Il fatto non sussiste, il processo non si fa. È con formula piena che il giudice per l’udienza preliminare Marco Billi ha prosciolto gli otto indagati finiti nella bufera nell’inchiesta sulla sicurezza del grande cantiere del tunnel dei sottoservizi nel centro storico dell’Aquila.
Si tratta dell’appalto più grande della ricostruzione post-sisma aquilana – di 40 milioni per la parte già realizzata, con cifra simile ancora da spendere – e di nomi di alto profilo finiti nel mirino della Procura, tra manager e tecnici delle aziende che hanno realizzato l’opera e della stazione appaltante, la Gran Sasso Acqua. Su tutti spicca il nome dell’imprenditore Gianni Frattale, presidente dell’associazione dei costruttori Ance dell’Aquila e titolare di Edilfrair, una delle tre ditte (con la Taddei e l’Acmar) che si riunirono nel raggruppamento Ati vincitore del maxi appalto. Dell’Ati Frattale era il rappresentante, nonché coordinatore generale della commessa e vicepresidente della società operativa Asse Centrale, questa creata proprio dalle tre ditte del raggruppamento per l’esecuzione dei lavori. Indagati con lui i presidenti che si sono susseguiti alla guida della Asse Centrale, Ares Frassineti e Bruno Minghelli. E poi ancora il responsabile della sicurezza Aurelio Melaragni e il suo successore Luca Carosi, con la direttrice dei lavori Alessandra Marono e il direttore operativo Mauro Covotti. E infine Antonio Tramontano, direttore tecnico coinvolto nel procedimento penale in un secondo momento. Per tutti loro, nell’udienza di ieri, il pm Guido Cocco ha chiesto il rinvio in giudizio per il reato, in concorso, di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, che tratta anche la prevenzione dei disastri. Ma il Gup ha invece pronunciato una sentenza di non luogo a procedere, chiudendo così, almeno per ora, il filone principale dell’inchiesta nata nel 2015.
A indagare, la guardia di finanza con il coordinamento del pm Stefano Gallo e verifiche anche da parte della Asl. L’inchiesta nacque dalla segnalazione di possibili danni a un aggregato in ricostruzione in corso Vittorio Emanuele provocati dai lavori per il tunnel dei sottoservizi: da lì i controlli furono estesi per tutta la rete, lunga diversi chilometri, interessando anche la Torre civica. Il lotto dei lavori finito sotto la lente di ingrandimento è quello del tratto centrale del tunnel, per 32 milioni di euro di opere. Secondo l’accusa, in particolare, gli indagati hanno omesso, nell’esecuzione degli scavi, «di collocare i casseri per l’armatura delle pareti della trincea che erano previsti dalla relazione al progetto esecutivo, dal piano della sicurezza e coordinamento». Gli indagati sono riusciti però a dimostrare che, nonostante la variazione delle tecniche utilizzate, la sicurezza non è mai venuta meno. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Milo, Ferdinando Paone, Vincenzo Calderoni, Ascenzo Lucantonio, Massimo Carosi, Gregorio Equizi e Massimiliano ed Ernesto Venta.
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