Spaccio alla villa comunale Tre arresti e nove indagati

Cocaina, tra i sospettati anche il fratello del titolare del noto bar «Lo Chalet» Sono cinquanta i casi di smercio finora documentati dagli investigatori
L’AQUILA. I carabinieri hanno stroncato un giro di cocaina che aveva la sua centrale alla Villa comunale. L’inchiesta si è concretizzata con cinque misure cautelari (tre arresti e due obblighi di presentazione) a fronte di dodici indagati.
Gli esiti dell’inchiesta, che ha permesso di recuperare finora cinquanta grammi di stupefacente, sono stati resi noti ieri nell’ambito di una conferenza stampa del capitano Roberto Ragucci.
In manette, su ordine di custodia cautelare del gip, sono finiti il 41enne aquilano Alessandro Ettorre, il marocchino El Habib El Allam, detto Pasquale, di 36 anni, residente ad Avezzano, mentre l’aquilano Silvio Barone, di 36 anni, è ai domiciliari. Barone è interdetto dal conferire, anche per telefono, con tutti ad eccezione dei familiari con cui convive.
La misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stata applicata nei riguardi di Antonio Calvisi, di 63 anni, residente a Picenze di Barisciano, e Nermin Dashi, del Kosovo, 30 anni, residente a Pettino.
Avvisi di garanzia sono stati consegnati a Francesco Passanese, siciliano di 24 anni residente alla Torretta; Abderrahim Atifi, marocchino di 36 anni che vive ad Avezzano; Bujamin Dashi, 24 anni, macedone, residente a Pettino; Paule Meskauskaite, nata in Lituania nel 1990; Adil Moufid, marocchino di 28 anni, residente a Celano; Burhanedim Dalipi (25) macedone residente al Progetto Case di Paganica.
Sono cinquanta gli episodi di spaccio contestati dai carabinieri. L’attività investigativa è partita dall’analisi degli stranieri di etnia maghrebina controllati in città nel 2013 che ha consentito di individuare nel 38enne marocchino El Allam uno dei principali fornitori di stupefacente. Le sue erano trasferte quotidiane verso il capoluogo. Qui, secondo gli inquirenti, grazie alla complicità degli altri destinatari della misura cautelare e alla fitta rete di conoscenze di questi ultimi, riusciva a piazzare lo stupefacente con grande facilità. In particolare, dicono gli investigatori, anche grazie a Calvisi, fratello del titolare del bar-chalet che si trova alla Villa. Secondo gli investigatori il locale era «una vera e propria centrale di spaccio, forniva al marocchino la necessaria copertura logistica per la sua attività illecita, garantendo che le cessioni di stupefacente avvenissero al riparo da occhi indiscreti». Questo sarebbe supportato anche da alcune intercettazioni ma si tratta di un’ipotesi del tutto infondata, secondo i legali della famiglia Calvisi.
In una circostanza, riferiscono gli inquirenti, pur di portare a compimento la sua consegna quotidiana di un grosso quantitativo di droga, il maghrebino non aveva esitato a investire, proprio dinanzi allo chalet della Villa, un carabiniere del comando provinciale che stava per sottoporlo a controllo. Fuggito con la sua auto verso l’Altopiano delle Rocche per raggiungere Avezzano, il giovane era stato l’obiettivo di una caccia all’uomo finita una settimana dopo con il suo arresto alla frontiera di Ventimiglia mentre tentava di lasciare il Paese. Tra gli assuntori ci sarebbe anche un medico che, come tutti, è stato segnalato alla prefettura. Gli episodi di spaccio avvenivano intorno alla villa comunale ma anche in zone limitrofe.
Nei prossimi giorni gli indagati saranno ascoltati per gli interrogatori di garanzia.
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