Spaccio di cocaina, in tre verso il patteggiamento

Hanno fatto parziali ammissioni a fronte delle intercettazioni dei carabinieri Tacciono altri indagati mentre Bledar (in cella) ha contestato alcune accuse
L’AQUILA. Primi sviluppi nell’inchiesta sullo spaccio di droga nell’Aquilano denominata Take away culminata con una decina di arresti. Lo stupefacente veniva smerciato nei paesi dell’Alta Valle dell’Aterno quali Pizzoli, Montereale, Barete e in alcune frazioni aquilane: Arischia, Paganica e Bazzano.
Nella giornata di ieri sono stati interrogati dal giudice per le indagini preliminari del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella, Romina Sabatini e Anton Grygja i quali anche per via di essere stati incastrati da una serie di intercettazioni, avrebbero fatto delle ammissioni e questa scelta, anche se non manifestata, prelude, per solito, a un patteggiamento che consentirà di definire la propria posizione in modo quasi indolore e tornare in libertà.
Ardian Ismaili, allo stesso modo, ha fatto delle ammissioni, anche solo parziali. E, anche per lui, è possibile che si vada verso un patteggiamento.
La posizione più complessa è quella di Bledar Shehaj l’unico in cella mentre gli altri sono ai domiciliari. Il sospettato ha contestato alcune imputazioni per cui bisognerà verificare come risponderà la Procura. Gli altri indagati, che sono ai domiciliari, hanno preferito tacere in attesa di fare nuove valutazioni. Si tratta di Armando Beccia, Piro Metushi, Idajet Saliaj. Alcuni dei difensori dei sospettati hanno chiesto la revoca o l’attenuazione delle misure cautelari, istanze che tra breve avranno una risposta.
Nel corso dell’indagine, nella quale comunque non si contesta l’associazione per delinquere, gli indagati sono assistiti dagli avvocati Mauro Ceci, Francesco Valentini, Massimiliano Venta, Nello Di Sabatino.
Gli arresti, secondo lo stesso gip che li ha firmati, sono stati importanti per una particolare ragione. «In molte occasioni», scrive il giudice, «le dosi non venivano ritrovate in quanto consumate immediatamente dagli acquirenti all’interno dell’abitacolo delle autovetture subito dopo l’acquisto. In questi casi il conducente del mezzo veniva sottoposto agli esami clinici e, se trovato positivo alla cocaina, veniva denunciato per guida in stato di alterazione psicofisica».
«Sotto questo aspetto», conclude il giudice, «del tutto positivi si sono rilevati i riflessi che l’indagine dei carabinieri ha avuto sulla salvaguardia della circolazione stradale dagli incidenti, essendo ben noti i gravi effetti collaterali e i riflessi negativi sulla capacità di guidare automezzi che l’assunzione di tale tipo di stupefacente comporta».
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