Spaccio di droga Condannata la banda degli albanesi

SULMONA. Avevano messo su una centrale per lo smistamento di sostanze stupefacenti a Sulmona e in tutta la Valle Peligna. Ieri, per i componenti della cosiddetta banda degli albanesi, che per un...
SULMONA. Avevano messo su una centrale per lo smistamento di sostanze stupefacenti a Sulmona e in tutta la Valle Peligna. Ieri, per i componenti della cosiddetta banda degli albanesi, che per un lungo periodo ha controllato lo spaccio di droga nel Centro Abruzzo, quasi tutti appartenenti alla stessa famiglia, è arrivata una condanna esemplare.
Sei anni di reclusione a Rolandi Hyso, considerato il capo dell’organizzazione criminale, 8 mesi di reclusione a Florenc Hyso e 6 mesi di reclusione a Dhimitraq Hyso. L’accusa, per tutti, è di concorso in spaccio di sostanze stupefacenti continuato. Mentre per Florenc Hyso pendeva anche l’accusa di estorsione, avendo costretto un cliente che non voleva pagare, secondo quanto sostenuto dai carabinieri, a farsi consegnare un’ingente somma di denaro quale prezzo maggiorato per la sostanza venduta. Ma il suo difensore, Alessandro Margiotta, è riuscito a dimostrare che l’accusa era infondata e anche a far derubricare l’originario capo d’imputazione, tanto che la richiesta di quattro anni e tre anni che la pubblica accusa aveva avanzato nei confronti Hyso e Dhimitraq è scesa a 8 e sei mesi di reclusione.
«È chiaro che ricorreremo in appello», afferma l’avvocato Margiotta, «convinti di riuscire a dimostrare la fondatezza delle nostre tesi».
Le indagini portate avanti dai carabinieri erano cominciate a dicembre del 2013 e sono culminate con l’arresto in flagranza di reato di Roland Hyso. In quell’occasione i carabinieri sorpresero l’albanese mentre cedeva cocaina a un cliente, e recuperarono in un campo in località Case Penta tra Sulmona e Pacentro 83 grammi di cocaina, 10 di hascisc e 5 di marijuana. La droga veniva nascosta nei posti più disparati (casolari abbandonati, cave dismesse) e tenuta sotto controllo anche da un pitbull, proprio per non dare ai carabinieri nessun punto di riferimento.
Nell’occasione della droga recuperata i carabinieri sono riusciti a scoprire che la sostanza era stata nascosta all’interno di un tubo e sotterrato ai piedi di un albero nei pressi di un caseificio. Tra i consumatori abituali anche molti insospettabili: tre donne, un avvocato e altri professionisti, tutti fermati con la droga o ripresi dalle telecamere utilizzate abilmente dai carabinieri, nel corso delle indagini. (c.l.)
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