Spari in discoteca, due in carcere: «Padre e figlio volevano uccidere»

30 Agosto 2023

Tutti i dettagli nella ricostruzione della Procura. Almeno tre le armi presenti, due si sono inceppate Il buttafuori ferito per errore, il vero obiettivo era il titolare di un’agenzia che si occupa di sicurezza

AVEZZANO. Peppe lo scuro, com’è conosciuto ad Avezzano, era in casa. Sapeva che i carabinieri stavano per arrivare. È finito in carcere insieme al figlio 26enne. «Vi state sbagliando, state commettendo un errore, non c’entriamo con tutta questa storia», si sono lasciati scappare di fronte ai militari che da quasi dieci giorni li braccavano. Non la pensano così negli uffici della Procura. I due sono infatti destinatari di una misura cautelare perché ritenuti responsabili della sparatoria davanti all’ingresso della discoteca “The Ship” di via Cavour, zona industriale della città. Fatto accaduto nella notte tra il 19 e il 20 agosto, col ferimento di un addetto alla sicurezza, raggiunto all’addome da un proiettile. Vivo per miracolo.
I FERMATI
Si tratta di fermi di polizia giudiziaria, voluti dal pubblico ministero Luigi Sgambati, della durata di 96 ore. Arco di tempo che consentirà al pm di raccogliere ulteriori elementi di prova a carico degli indiziati di delitto. I fermi riguardano Claudio Morelli, 48 anni, detto Peppe lo scuro, e suo figlio Manuel Morelli, alias Manuel Spinelli, entrambi appartenenti alla locale comunità rom. Sono accusati di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione abusiva di armi «in concorso morale e materiale tra loro», come scrive il pm, «e con una terza persona allo stato non compiutamente identificata». Ma che potrebbe avere le ore contate. Il dispositivo di fermo degli indagati, trasferiti nel carcere di Avezzano, dovrà essere convalidato dal gip.
LE ACCUSE
Per Sgambati i due volevano uccidere. Evidenzia il pm: «Compivano atti idonei, diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di J.A. e T.N. (due dipendenti di Macedonia e Albania al servizio di un’agenzia di sicurezza marsicana, ndr)». Ma per «un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato (le pistole, ndr)» veniva colpito Z.C., altro buttafuori di origine albanese.
LA RICOSTRUZIONE
Dopo giorni di ipotesi, arrivano le prime conferme su quanto accaduto. È la Procura a ricostruire i fatti nel dettaglio: «I due Morelli, raggiunto J.A. davanti alla discoteca, estraevano due pistole e gliele puntavano ai fianchi. Poi Claudio Morelli intimava a J.A. di far uscire dalla discoteca un suo connazionale di nome A. (titolare della società per la sicurezza, ndr) dicendogli: fallo uscire, se non esce fuori lui, tu sei morto». A quel punto, sempre stando alla ricostruzione, si avvicina il secondo bodyguard che svolge servizio d’ordine nella discoteca. Sempre stando alla ricostruzione, Manuel Morelli, a quel punto intenzionato a entrare nel locale, dice all’uomo: «Ti sparo se non mi fai entrare», puntandogli la pistola al petto. Gli animi si fanno bollenti. Manca un quarto d’ora alle 2 della notte. Claudio Morelli, per l’accusa, punta la pistola al petto di J.A. e preme due volte il grilletto, non riuscendo tuttavia a sparare; quindi, dopo aver fatto scorrere più volte il carrello caricatore dell’arma, espellendo i proiettili inesplosi, punta l’arma verso T.N. e preme nuovamente il grilletto, anche stavolta senza riuscire a sparare. «Morelli Claudio», evidenzia ancora il pubblico ministero, «dice al figlio Manuel: spara tu che si è inceppata la pistola».
IL COLPO ESPLOSO
A quel punto, per l’accusa, il 26enne Manuel Morelli punta la pistola verso J.A. e spara, mancandolo. Il proiettile colpisce Z.C., il 39enne albanese, che nel frattempo si era avvicinato a loro, ferendolo all’addome. Il proiettile entra ed esce dal fianco sinistro, senza ledere organi vitali (il referto in ospedale è relativo a ferite guaribili in 20 giorni). La terza persona non identificata punta una pistola verso T.N. e preme più volte il grilletto, non riuscendo tuttavia a sparare; quindi colpisce T.N. sul volto con il calcio della pistola.
LE INDAGINI
I carabinieri hanno effettuato sopralluoghi, sequestri, ispezioni tecniche e perquisizioni. Come riportato in due corpose informative, la prima del 21 agosto e l’altra del 24. Informative che hanno permesso di evidenziare un prolungato allontanamento dei due indagati dai luoghi di abituale dimora. C’era dunque il pericolo di una fuga. Elemento che ha determinato il decreto di fermo da parte del pm titolare dell’inchiesta. Decisiva anche la testimonianza del buttafuori ferito. Intanto, c’è attesa per l’esame balistico sui bossoli, esplosi e inesplosi, trovati sulla scena.
IL MOVENTE
Gli investigatori battono la pista del regolamento di conti per precedenti episodi che avrebbero generato frizioni tra gli arrestati e l’agenzia che si occupa di sicurezza nei locali della movida avezzanese. Frizioni scaturite in particolare nel 2019 durante una festa di Capodanno in un ristorante della zona. Uno sgarro può giustificare una vendetta cercata dopo 4 anni? Difficile da credere. Per questo gli inquirenti pensano che dietro l’accaduto possa nascondersi ben altro. Accaduto che ha innescato anche un allarme sociale, facendo riemergere un problema-sicurezza ad Avezzano.
LA DIFESA
I difensori di Claudio Morelli, gli avvocati Raffaele Mezzoni e Massimo Mercurelli, tengono a precisare che la prova dello stub (un tampone che serve per accertare se sia stata utilizzata di recente un’arma da fuoco), eseguita dai carabinieri, a cui l’indagato si è sottoposto volontariamente, ha dato esito negativo. Inoltre, in seguito alle perquisizioni, sottolineano i due avvocati, in casa del 48enne non è stata rinvenuta alcuna arma. Il figlio 26enne è assistito dall’avvocato Marco Scimia.
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