Spari sull’auto, assolti 6 carabinieri forestali

3 Giugno 2023

L’episodio a Luco nel 2012. La super perizia balistica li scagiona: «Sempre creduto nella giustizia»

AVEZZANO. Era il 12 maggio del 2012 quando un automobilista che all’epoca aveva 20 anni, alla guida di una Golf Volkswagen, non si fermò all’alt. Vennero esplosi dei colpi di pistola, per l’accusa, e sei carabinieri forestali finirono sotto processo. Per i sei uomini delle forze dell’ordine la vicenda divenne un incubo, con un procedimento penale a loro carico, avanzamento di grado bloccato, e una infamante accusa di tentato omicidio per uno di loro, di falso materiale e ideologico per tutti gli altri, nonché episodi di minacce con lettere anonime. Per tali fatti è stato aperto un procedimento contro ignoti poi archiviato. A distanza di 11 anni tutti sono stati scagionati, assolti con formula piena, soprattutto grazie a una super perizia balistica che ha dimostrato come i due colpi di pistola fossero stati esplosi uno in aria e uno sotto l’altezza d’uomo, agli pneumatici dell’auto. Sotto indagine erano finiti Fabio Cicchinelli, accusato di tentato omicidio e falso per aver sparato, oltre a cinque colleghi dell’allora Corpo forestale dello Stato, Stefano Caringi, Irina Stecconi, Fabio Paris, Lino Lovallo e Silvio Tarquini, accusati di falso materiale e ideologico. Gli altri agenti finirono sotto inchiesta per «aver formato atti parzialmente falsi diretti all’autorità giudiziaria, sottoscrivendoli come verbalizzanti». Ora è emerso che tutti avevano detto la verità e che Cicchinelli aveva agito in modo assolutamente regolare. La sentenza di assoluzione è stata emessa dal collegio del tribunale di Avezzano composto da Daria Lombardi, Paolo Lepidi e Francesca Greco e la questione più importante ha riguardato, oltre alla traiettoria dei colpi che vennero sparati dalla pistola Beretta calibro 9, anche la perizia balistica. Infatti il consulente balistico, professor Paride Minervini, tra i più famosi in Italia, ha dimostrato che il foro trovato nella parte posteriore del veicolo, quello incriminato, «risulta alterato, con dimensioni non compatibili con il munizionamento sequestrato». In sostanza, quel foro trovato dell’auto non era stato provocato da una pistola in dotazione ai forestali, ma da un’arma diversa. Soddisfazione è stata espressa dai legali che compongono il collegio difensivo, Antonio Milo, Gianfranco Restaino e Roberto Fasciani, mentre i militari dell’Arma che hanno «creduto fin dall’inizio nella giustizia» possono affermare che la sentenza «è la fine di un incubo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA