Spariscono 18mila euro dal conto: «Poste Italiane deve risarcirla»

Due anni fa il furto informatico nei confronti di una donna di Pizzoli: ignoti fecero 6 prelievi in 3 giorni La sentenza: «La società doveva verificare l’andamento delle operazioni e segnalare quelle anomale»
PIZZOLI. Sei operazioni di “addebito ricarica” dal suo conto bancario, tutte da 2.990 euro e in soli tre giorni, dal 9 all’11 marzo 2021. È l’amara scoperta che fece una donna di Pizzoli quando si recò all’ufficio postale del paese aquilano per caso, solo perché l’accesso ai servizi di home banking tramite app e sito online di Poste Italiane risultava bloccato. Lì scoprì che sul suo conto mancavano quasi 18mila euro. E che le Poste avevano sospeso un ulteriore prelievo da 12mila euro.
È, questo, l’inizio di una vicenda diventata battaglia legale e nei giorni scorsi è giunta al primo punto fermo, quello della sentenza civile del giudice del Tribunale dell’Aquila. Sentenza che dà ragione alla vittima e condanna Poste Italiane a risarcirla dell’intera somma, oltre che a pagare più di quattromila euro di spese legali.
Nel mezzo, due anni di porte sbattute in faccia per la donna, difesa dall’avvocato Ubaldo Lopardi. «La informiamo che dai riscontri sulle evidenze elettroniche in nostro possesso e a valle degli approfondimenti effettuati, è emersa la legittimità delle stesse trascrizioni. Siamo pertanto spiacenti di doverle comunicare che non ci è stato possibile accogliere la sua richiesta di rimborso»: così, infatti, Poste Italiane aveva risposto alla lettera inviata dalla donna, nonostante questa avesse prontamente e ufficialmente disconosciuto le operazioni, segnalando anche di non aver mai fornito a nessuno i codici di accesso e le password del suo conto corrente.
Anche per questo, il giudice ha escluso la «violazione dell’obbligo di custodia dei dati» da parte della correntista, bacchettando invece Poste Italiane per «un comportamento lungi dall’apparire ispirato alla diligenza qualificata richiesta all’operatore specializzato». Questo perché, come continua la sentenza civile di primo grado, «le operazioni contestate (addebito ricarica ricorrente) sono state autorizzate senza la preventiva attivazione del relativo servizio da parte della cliente (circostanza affermata dall’attrice e non smentita dalla convenuta), in violazione delle disposizioni impartite proprio da Poste Italiane».
Quindi ancora: «Oltre a ciò, le macroscopiche anomalie dei movimenti di danaro (tre ricariche in tre giorni per il complessivo importo di 17.649 euro) rispetto alla pregressa normale operatività della cliente, dimostrano senz’altro l’assenza di una qualsivoglia forma di monitoraggio delle operazioni dei correntisti da parte di Poste Italiane che, a loro tutela, dovrebbe invece verificare il regolare andamento delle operazioni medesime e segnalare quelle che appaiono anomale». Le conclusioni: «Per tutti i motivi suddetti, Poste Italiane appare inadempiente al mandato ricevuto ed è pertanto tenuta a risarcire per intero il danno subìto dall’attrice, costituito dal danaro fraudolentemente sottrattole».
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