Spariti dieci quadri di Pellicciotti: giallo sulla donazione al Comune

Dovevano finire in una pinacoteca, ma le volontà degli eredi dell’artista non sono state mai rispettate Al momento della restituzione (dopo 25 anni) le opere non si trovano più. Non si esclude un furto
L’AQUILA. Ora c’è anche un giallo sui dipinti dell’artista Tiziano (Tito) Pellicciotti (Barisciano 1871-1950) donati al Comune dell’Aquila nel 1996 e che lo stesso Comune ha dovuto restituire agli eredi (dopo tre sentenze: tribunale, Corte d’Appello e Tar) perché in 25 anni non ha saputo collocarli in maniera degna (come da clausola della donazione). Delle 91 opere d’arte che risultano da verbali e inventari 10 sono “sparite” e non si sa che fine abbiano fatto. Agli eredi quindi ne sono state ridate 81. La notizia della “scomparsa” è contenuta nella risposta scritta firmata dall’assessore al Patrimonio, Vito Colonna, a una interrogazione del consigliere comunale Lelio De Santis che chiedeva ragione del perché il Comune non aveva saputo valorizzare le opere di Pellicciotti e anche tutte le altre opere d’arte di proprietà pubblica.
Colonna, in un passaggio della risposta, scrive: «Sul caso specifico delle opere di pittura del Pellicciotti, la questione è cosi riassumibile: il signor Italo De Angelis, che aveva curato una raccolta di opere – per lo più di piccolo formato a olio su compensato, del maestro Tiziano, detto Tito, Pellicciotti di Barisciano – volle farne dono al Comune dell’Aquila: ciò avvenne con atto notarile del 21 dicembre 1996. Tale donazione era assoggettata a clausola risolutiva, consistente nell’assunzione da parte del Comune dell’obbligo di collocare tali opere in una apposita sala della pinacoteca comunale, sala che avrebbe dovuto essere, per l’appunto, intitolata al Pellicciotti. Ma poiché, come è a tutti noto, il Comune non dispone, né ha mai avuto una pinacoteca, quando gli eredi del donante si fecero avanti per sollecitare l’adempimento dell’onere suddetto, il Comune, pre sisma, non poté andare oltre la collocazione delle opere nella sala attigua a quella consiliare fra via dell’Aquila e piazza dei Gesuiti. Tale situazione, e le conseguenze in ordine alla risoluzione della donazione sono bene evidenziate nella sentenza della Corte d’Appello con cui la lite è stata definita e alla cui stregua tutte le opere rinvenute presso gli uffici e il deposito comunale, sono state restituite agli eredi di Italo De Angelis giusto verbale del 7 settembre 2020. Resta da definire come procedere per 10 opere, riportate nell’elenco allegato al citato verbale, che non sono state rinvenute né in deposito né presso gli uffici anche se presenti nel catalogo e nell’inventario. Per tali opere l’Ufficio patrimonio sta valutando se proseguire nella ricerca oppure presentare denuncia di smarrimento presso le competenti autorità».
Non si esclude un furto, oppure la distruzione dei dipinti. Nella risposta si svela anche un altro dettaglio. Nel 2017 il Comune, provò, senza riuscirci, a “espropriare” le opere d’arte – per non restituirle agli eredi del pittore – in base «alla sussistenza dell’importante interesse pubblico a tutelare la suddetta raccolta di dipinti».
La cosa non fu possibile perché «la storica dell’arte all’uopo incaricata riferì al referente dell’Avvocatura comunale di aver esaminato il catalogo della mostra dei quadri del Pellicciotti e che non vi fosse luogo per l’imposizione di un vincolo sulla raccolta, in carenza delle condizioni di legge».
Per quanto riguarda la questione della tutela e conservazione delle altre opere d’arte di proprietà comunale, l’assessore Vito Colonna ha tenuto a sottolineare: «Va evidenziato che a seguito del disastroso sisma del 6 aprile 2009 e come riferito dagli uffici, fu proprio il personale del Comune, insieme con l’architetto Vladimiro Placidi, a prodigarsi per il recupero delle opere d’arte presenti nelle stanze del palazzo Comunale e in altri siti comunali attivandosi anche per il successivo deposito nella tribuna stampa dello stadio Fattori. Pertanto, in assenza di specifiche indicazioni circa eventuali casi particolari si esclude ogni situazione di abbandono».
De Santis, nella replica in aula, ha tenuto a ribadire che manca, da parte dell’amministrazione comunale «una progettualità di largo respiro per valorizzare al meglio i tesori artistici in suo possesso».
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