Spedizione razzista, scattano due arresti

Accusati dell’aggressione ai profughi ospiti nella Casa Santa. Di Lorenzo tradito dalle frasi choc scritte su Facebook
SULMONA. «Fu una spedizione punitiva dettata dalle chiare finalità di discriminazione razziale e i due indagati avrebbero potuto uccidere, sfiorando con il coltello organi vitali». È così che il gip Marco Billi motiva l’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha portato in carcere, con l’accusa di tentato omicidio e l’aggravante della discriminazione razziale, Serafino Di Lorenzo, sulmonese di 39 anni, e Nicola Spagnoletti, 46enne originario della Toscana e senza fissa dimora. L’inchiesta è coordinata dal pm Stefano Iafolla.
LA VIOLENZA. L’arresto arriva a quasi due mesi dai fatti che accaddero la sera del 12 giugno scorso, poco prima di mezzanotte. I due salirono al terzo piano del centro di accoglienza per profughi di Sulmona, minacciando gli ospiti con una pistola scacciacani e un coltello di piccole dimensioni. Alcuni furono costretti a entrare nel bagno. Gli immigrati, sentendosi in pericolo, provarono a difendersi. Nel corso dei momenti concitati un 23enne del Gambia venne colpito con un coltello al fianco sinistro. «La tipologia dell’arma impiegata, la natura del gesto compiuto e l’ampiezza della ferita procurata alla persona offesa, sono tutti elementi che denotano con assoluta evidenza», spiega il giudice Billi, «l’idoneità degli atti a cagionare il decesso della persona offesa».
POST RAZZISTI. Sempre secondo il giudice, in particolare Di Lorenzo, confermando questa ipotesi con frasi postate su Facebook, avrebbe giustificato il suo gesto lamentando la cessione di sostanze stupefacenti anche a una giovane minorenne, da parte di alcuni ospiti della struttura di accoglienza, rivendicando di essere l’autore dell’irruzione nel centro di corso Ovidio. La Procura contesta l’aggravante per aver agito con finalità di discriminazione e odio razziale, circostanza emersa proprio dall’analisi di alcuni post, successivamente pubblicati su Facebook da Di Lorenzo.
IL RACCONTO. «Ho provato a disarmarli e sono stato colpito al fianco sinistro con una coltellata», racconta il giovane del Gambia rimasto vittima dell’aggressione, medicato e dimesso con una prognosi di sette giorni, «quando hanno visto il sangue hanno gettato per terra sia la pistola scacciacani che il coltello. Eravamo in 27 e potevamo reagire, ma non l’abbiamo fatto decidendo di chiamare la polizia».
STRUTTURA SGOMBERATA. Intanto, domani i richiedenti asilo ospiti del centro di accoglienza di Sulmona dove è avvenuta l’aggressione dovranno essere trasferiti. Lo ha disposto la prefettura dell’Aquila a seguito della perizia fatta eseguire dal presidente dell’Asp 2 Casa Santa dell’Annunziata, proprietaria dell’immobile adibito a centro di accoglienza. L’esame ha rilevato che «le verifiche di sicurezza non risultano soddisfatte poiché il coefficiente di sicurezza è inferiore all’unità per ciascun caso analizzato».
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