Spee assume 8 ingegneri che lavoravano all’estero

11 Marzo 2016

Il presidente della società, Ardingo: «Così freniamo la fuga dei cervelli L'Aquila oggi ha bisogno dell'impresa per il rilancio del territorio»

L’AQUILA. Frenare la fuga di cervelli offrendo opportunità occupazionali concrete.

La Spee, azienda aquilana specializzata nella gestione di sistemi integrati di sicurezza, ci prova. E lo fa riportando in città, con un’assunzione a tempo indeterminato, otto ingegneri laureati all’università dell’Aquila, che lavoravano in Italia e all’estero. Ma il numero dei ricercatori, che opereranno all’interno dei laboratori di sviluppo della società, è destinato a salire: dodici entro l’anno.

«È la prima infornata di ricercatori che lavoreranno su più progetti strategici di ricerca industriale legati alle Smart Cities e all’Internet delle Cose (IoT)», annuncia Luciano Ardingo, presidente e direttore generale Spee, «entro sei mesi le assunzioni aumenteranno: sono, infatti, in dirittura d’arrivo i risultati aziendali di anni di ricerca e sviluppo hi-tech, oggi concretizzabili nel trasferimento tecnologico e dell’innovazione di servizi evoluti per la sicurezza e la telemedicina». Per Ardingo «in città è possibile un’inversione di tendenza, che non si vedeva da anni, se un’impresa è smart può essere competitiva anche se ubicata all’Aquila», sottolinea, «nel caso specifico abbiamo riportato a casa talenti ed eccellenze aquilane che daranno ulteriore impulso nel creare nuova ricchezza per il territorio. L’Aquila è, oggi, una città ferita che sta pagando moltissimo in termini di disurbanizzazione. Una città che vive un’emorragia di umanità che non riguarda solo la fetta di popolazione intellettuale: la Spee prova a invertire questa tendenza. Vogliamo diventare la mèta dei talenti in fuga, un polo di attrazione e di eccellenza».

Ardingo ricorda che «la Spee è una piccola impresa che opera da oltre trent’anni all’Aquila, ma il 90 per cento del fatturato dell’azienda deriva da progetti acquisiti fuori dal territorio. Non è un’impresa assistita, ma una “fabbrica” dove il patrimonio è intangibile e l’innovazione continua. Un laboratorio intenso come luogo del produrre e, al tempo stesso, dell’apprendere. Un’industria che, oltre a fornire soluzioni e servizi, crea e attrae talenti».

«L’Aquila oggi ha bisogno dell’impresa per il rilancio del territorio e nuove opportunità di sviluppo territoriale», conclude Ardingo, «siamo pronti a mettere in gioco tutte le nostre potenzialità per invertire la rotta e dare il via a un coraggioso progetto regionale all’interno di una rete collaborativa abruzzese, convinti che un’intelligenza, da sola, non serve a niente. La città deve scommettere sulla coesione».

Monica Pelliccione

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