«Spettacoli di alto livello grazie al piano sicurezza»

26 Agosto 2020

Alesii (portavoce del comitato): tutto in regola nonostante le restrizioni Covid-19 E il riconoscimento dell’Unesco ha suggellato il progetto triennale dell’evento

L’AQUILA. «Un laboratorio di comunità». Così Massimo Alesii, portavoce del Comitato Perdonanza, definisce il giubileo celestiniano, giunto, con l’edizione 2020, la 726ª della storia, alla fine di un ciclo. Nel 2017, quando alla direzione artistica si insediò il maestro Leonardo De Amicis, si parlò infatti di un progetto di rilancio triennale, al termine del quale si sarebbe potuto tirare delle somme. Il riconoscimento dell’Unesco ha suggellato nel migliore dei modi questo triennio, rendendo il bilancio senza dubbio positivo.
Quale fase si apre adesso?
«Non lo so. Posso dire però che è stato molto interessante vivere questi 3 anni. Ho partecipato a un laboratorio vivo, attivo, lavorando con persone eccezionali, che si sono messe a disposizione con grande senso civico. Parlo di tutti: la politica, il maestro De Amicis, i dipendenti comunali, le associazioni culturali, i gruppi storici. Ho visto un civismo e una capacità di condivisione rari. Voglio ricordare questi 3 anni come un bel laboratorio di comunità. Mi piacerebbe che fosse così anche in futuro».
La Perdonanza come tradizione viva, non come residuo di un passato antico da preservare. Questo il senso del riconoscimento Unesco?
«Sì. Il riconoscimento dato alla Fête du pardon célestinien come recita il titolo Unesco, è la valorizzazione e l’evidenziazione di un sistema moderno di tradizioni che si manifestano a livello comunitario intorno all’elemento centrale che è la festa giubilare. Nel dossier il tema della festa giubilare era importante, ma lo erano anche altri due aspetti: il fuoco del Morrone e il corteo storico come strumenti di manifestazione di comunità. E poi c’era naturalmente il tema della riconciliazione contenuto nel messaggio di Celestino, un elemento antico che l’Unesco ha giudicato straordinariamente vivo e innovativo, una prassi che attiva una dinamica di comunità. La celebrazione della festa del Perdono è così un rito misto, spirituale e comunitario».
Questa edizione sarà ricordata anche come quella del Covid. Come sta andando la gestione della sicurezza?
«Direi molto bene. Nella fase progettuale sono state coinvolte figure professionali come l’ingegner Ardingo, che si sono messe a disposizione gratuitamente per studiare un piano di sicurezza che fosse coerente con la normativa Covid. Il decreto del 15 agosto ha poi imposto ulteriori restrizioni. In un momento in cui molti eventi pubblici stanno saltando, siamo riusciti a elaborare un piano di sicurezza che ha avuto una lunga fase di discussione, ma che alla fine è stato condiviso da tutte le istituzioni. Avevamo detto fin dall’inizio che sarebbe stata una Perdonanza sicura e così è stato. Il sistema garantisce a tutti di poter fruire degli spettacoli a un livello di sicurezza altissimo».
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