Spia l’ex moglie e la figlia: condannato

13 Dicembre 2018

L’uomo aveva utilizzato una telecamera: ora le dovrà risarcire per danni morali e per avere causato loro stati d’ansia

L’AQUILA. Il giudice civile, Monica Croci, ha condannato un aquilano, Tito Panella, a risarcire l’ex moglie e la figlia, le quali lo avevano citato in giudizio penale e civile per interferenze illecite nella vita privata. Nel penale l’uomo è stato condannato in via definitiva a una sia pur mite pena, ma poi il caso si è trasferito nel civile per il risarcimento.
La condotta contestata riguardava l’essersi procurato indebitamente immagini e informazioni sulla vita privata delle ricorrenti mediante installazione, scoperta nel marzo 2006, di telecamere rivolte sulla scala di ingresso della loro abitazione. Esse hanno sostenuto come l’invasione della privacy avrebbe creato stati di agitazione poi degenerati in patologie. Al punto che la richiesta iniziale di danni è stata di 55mila euro.
Secondo la tesi della difesa, invece, non vi era prova dell’effettiva registrazione di immagini, inoltre la telecamera sarebbe stata orientata altrove e comunque per tempi molto brevi.
Il giudice ha ordinato un risarcimento di 3.500 euro a persona. «Non è provato il nesso», scrive il giudice nella motivazione, «tra il danno del convenuto e le malattie documentate nella certificazione medica allegata. Ma deve ritenersi presuntivamente provato il danno morale consistente nelle sofferenze psichiche allegate consistenti in un acceso stato d’ansia, timore e inquietudine. E’ del tutto verosimile che scoprire telecamere puntate sulla scala privata di accesso alla casa abbia generato allarme e timore nelle abitanti di essa».
Le spese di lite sono state compensate. Nel corso del procedimento le ricorrenti sono state assistite dall’avvocato Emilio Bafile. In precedenza era stata respinta la proposta di un risarcimento complessivo di 5mila euro.
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