Spille, monete, botteghe Alba Fucens regala tesori

Conclusa la campagna di scavi, la prossima sfida è riportare alla luce il Foro Ceccaroni (Soprintendenza): «Riemerge una città commerciale molto prospera»
MASSA D’ALBE. Alba Fucens è una inesauribile miniera di tesori archeologici. La campagna di scavi, organizzata quest’anno dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo, si è conclusa con la scoperta di due nuove tabernae lungo via del Miliario, che costituiva il tratto urbano di via Valeria. Per accelerare i tempi e facilitare il compito degli archeologi che operavano sul campo – Hermann Borghesi, Francesco Teracciano e Daniela Villa – la Soprintendenza ha appaltato i lavori a una ditta che, impiegando personale locale, ha provveduto alla rimozione della terra e dei detriti.
Le due tabernae si presentavano con i muri perimetrali in parte diroccati e il tetto crollato. Il pavimento, infatti, era coperto da un cumulo di tegole. Il crollo sarebbe dovuto al terribile sisma che nel V secolo d.C. distrusse la città di Alba, segnandone la sua decadenza. Le tabernae erano delle botteghe che si affacciavano su via del Miliarium, che prende il nome dal cippo che indica la distanza di Alba da Roma (68 chilometri) e su via dei Pilastri, che corre parallela.
«Attraverso le tabernae», rileva la dottoressa Emanuela Ceccaroni, funzionaria della Soprintendenza, e responsabile degli scavi, «possiamo conoscere le attività tipiche per il mantenimento degli abitanti. Dai resti rinvenuti emerge che Alba Fucens era una città dove il commercio era fiorente e vi era una grande prosperità».
Dagli scavi delle due tabernae sono venuti alla luce oltre un centinaio di monete di età imperiale e una gran quantità di spilloni in osso e in bronzo, molto attraenti, utilizzati dalle donne per l’acconciatura dei capelli. «Il ritrovamento di questi spilloni», commenta la Ceccaroni, «ci ha regalato una grande emozione». Gli scavi hanno interessato in parte anche il Foro, che era il cuore pulsante di Alba Fucens. Mentre una parte degli operatori era impegnata a liberare i detriti delle due tabernae, per arrivare al pavimento, un’altra ha reso percorribile, liberandolo dalla terra che lo ricopriva, un ampio tratto di via del Miliario, fino a una lastra rettangolare di pietra, adiacente alla strada, che segna l’inizio del Foro. Per i romani il Foro era il centro nevralgico della vita amministrativa e politica della città. Un angolo di esso fino all’età augustea era occupato dal Comizio dove si svolgevano le assemblee dei cittadini. Il Foro di Alba Fucens ha forma allungata: misura circa 100 metri per 40. Riportarlo completamente alla luce è ora la grande sfida che attende la Soprintendenza. È auspicabile che la prossima campagna di scavi metterà i numerosi visitatori in condizioni di poterlo finalmente ammirare nella sua interezza. Nella piazza antistante il Foro, un’équipe di archeologi belgi, nel 2011, durante gli scavi, ha fatto un’eccezionale scoperta: ha rinvenuto un calendario romano, che abbraccia un periodo che va dall’89 a.C. al 42 d.C.. Un esemplare raro, perché, oltre all’indicazione dei giorni e delle festività e all’elenco dei consoli che si susseguivano ogni anno (fasti consiliari), è dipinto sull’intonaco di una parete rettangolare.
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