Spopolamento, parola agli esperti: «Rendiamo la città più attrattiva»

Lieve ma costante diminuzione dei residenti: in un anno -275. Il trend segue quello delle aree interne Di Renzo: «Motiviamo i giovani a scommettere sulla città». Sansone: «Costruiamo una nuova identità»
AVEZZANO. Non è dilagante, ma è un fenomeno che avanza silenzioso. Quasi inesorabile. Gli ultimi dati dell’Istat riportano a galla il lento spopolamento di Avezzano: lo dicono numeri e dinamiche sociali. Sono 41.026 i residenti in città al primo gennaio 2022, 257 in meno rispetto a un anno prima. Negativo anche il rapporto tra le nascite (248) e i decessi (480): 232 unità in meno, per una tendenza che rispecchia quella seguita dalle aree interne italiane, specie del Sud. Anche Avezzano, dunque, non è immune al flusso migratorio che dalle province va a popolare le città: secondo diversi studi, nel prossimo decennio il 70 per cento della popolazione mondiale vivrà nei grandi centri.
IDENTITà
Il professor Ernesto Di Renzo, antropologo e docente in Scienze del Turismo all’università “Tor Vergata” di Roma, spiega: «Il fenomeno del calo demografico di Avezzano risente di una complessità di ragioni e va collocato all’interno di un quadro interpretativo più ampio che chiama in causa fattori sia di natura esogena, che agiscono a livello sovra regionale e sovra nazionale, ed endogena, vale a dire che riguardano l’annosa questione dello sbilanciamento economico, sociale e culturale tra Nord e Sud». «C’è un altro aspetto che è da interpretarsi a mio avviso come una sorta di “onda lunga” del declino del mito della città di provincia e con il progressivo depotenziamento della sua carica immaginativa di luogo del buon vivere. Declino che porta spesso (ma non sempre e non ovunque) a ritenere le città di provincia degli spazi esistenziali che generano coabitazione ma non senso di comunità». Forse si potrebbe pensare», conclude Di Renzo, «che Avezzano si spopola (anche) perché è una città che non sa essere empatica e perché non riesce a motivare i giovani a scommettere su di essa mediante forme di “restanza”».
cercasi identità
«Il dato non è drammatico ma è indicativo di un trend preoccupante. È necessario aprire una riflessione strutturata per individuare soluzioni tali da rendere Avezzano davvero attrattiva», spiega il professor Marcello Sansone, docente di Marketing nell’università di Cassino e alla Luiss di Roma e direttore scientifico di Marklab: «Il concetto chiave e non rinviabile», aggiunge, «è il posizionamento che si vuole dare alla città, nel segno dei suoi fattori identitari ma con uno sguardo alle innovazioni necessarie ai nuovi bisogni dei fruitori dello spazio urbano. Per ripensare concretamente la città occorrono strumenti di pianificazione strategica e progettazione partecipata». «È una tematica molto complessa», continua Sansone, «serve un profondo cambio di paradigma e una matrice di competenze interdisciplinari per generare, non declamare, progetti che rechino benefici reali, non solo economici, ma sociali, conviviali, di appartenenza, di sicurezza, nel lungo periodo. Un approccio a mio avviso necessario perché il nostro è un territorio ricco di potenzialità».
PUNTARE SU FERROVIA E ZES
La questione è attenzionata dall’amministrazione comunale. Parla Roberto Verdecchia, assessore con delega ai Servizi demografici: «Il dato che ci risulta è piuttosto stabile se consideriamo che molti cambi di residenza dei nostri concittadini (su Roma o sulla costa) sono determinati da questioni di opportunità fiscale, per godere dei benefici da prima casa. Il trend è in linea con quello nazionale dove c’è una frenata delle nascite, accentuata nelle aree interne e una tendenza all’invecchiamento del paese. Questo scenario può essere ribaltato solo con strategie decise e non con piccoli interventi. I settori cruciali sono lavoro, trasporti e servizi (sanità in primis). Per questo», chiosa l’assessore, «si deve insistere sulla Ferrovia veloce, su una sanità che superi le difficoltà e su piani di investimento che favoriscano le aziende, come la Zes».
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