Spostate all’Aquila le spoglie dei Beati profanate a Ocre

17 Luglio 2020

Quattro urne ricollocate da Sant’Angelo a San Giuliano in attesa dei lavori post-sisma all’antico convento rupestre

FOSSA. Dopo la profanazione delle urne del Beato Timoteo e del Beato Bernardino, avvenuta a fine febbraio, e in attesa dei lavori di ristrutturazione dell’antico convento di Sant’Angelo d’Ocre, i resti mortali dei due Beati – più quelli di altri due che per fortuna non erano stati toccati – sono stati trasferiti da Sant’Angelo d’Ocre al convento di San Giuliano dell’Aquila.
Si tratta, oltre che del Beato Timoteo da Monticchio (i cui resti 5 mesi fa erano stati sparsi sul pavimento della chiesa) e del Beato Bernardino da Fossa, di Ambrogio da Pizzoli e Placido da Roio. Riposeranno a San Giuliano fino a quando Sant’Angelo d’Ocre non tornerà fruibile e sicuro sotto ogni punto di vista (cosa che purtroppo non accadrà molto presto). Il “trasloco” – autorizzato con decreto firmato dal cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi e dal canonico don Sergio Maggioni – è avvenuto il 24 giugno scorso nel massimo riserbo alla presenza di un rappresentante del Comune di Ocre (proprietario della struttura), di padre Daniele Di Sipio, rettore della basilica di San Bernardino, di padre Fabio Catenacci vicario della Provincia di San Bonaventura e del dottor Luca Ventura, perito medico della Sacra Lipsanoteca dell’Arcidiocesi aquilana. C’erano poi anche altre persone fra cui esperti di beni culturali. L’arcivescovo dovrebbe presto nominare una commissione per la ricognizione canonica dopo la quale i resti mortali dei Beati saranno ricomposti e probabilmente esposti per la venerazione.
Lo spostamento era stato previsto da tempo proprio in previsione dell’inizio dei lavori al convento danneggiato dal terremoto del 2009. I frati avevano lasciato Sant’Angelo sin dal 24 settembre 2007. A quell’epoca erano rimasti solo due religiosi, padre Quirino Salomone e padre Nicola Di Pietro (deceduto qualche giorno fa a Lanciano a 99 anni) e la “gestione” era diventata problematica. Il luogo sacro ha continuato comunque a essere, almeno fino al terremoto del 2009, punto di riferimento in particolare per Fossa e Monticchio. Fossa ogni anno organizzava una fiaccolata dal convento alla chiesa parrocchiale per commemorare il martire San Cesidio Giacomantonio (oggi la fiaccolata non è più possibile perché la strada di accesso da Fossa non è stata ancora messa in sicurezza). Monticchio, invece, in occasione della festa che a maggio viene dedicata al Beato Timoteo, organizza una processione che si snoda attraverso un sentiero che dal paese porta a Sant’Angelo. Quest’anno, causa emergenza sanitaria, c’è stata solo una messa davanti al convento. A fine febbraio, pochi giorni dopo la profanazione delle urne del Beato Timoteo e del Beato Bernardino, si era svolto nei locali ristrutturati dell’ex monastero di Santo Spirito un convegno in cui si era parlato del futuro di Sant’Angelo e, soprattutto, della necessità che venga accelerato l’iter per dare il via ai lavori di ristrutturazione. La stazione appaltante è il Provveditorato alle opere pubbliche che dovrebbe, si spera presto, pubblicare la gara d’appalto per il primo lotto. Diverse le ipotesi per la valorizzazione del convento e della zona circostante, ricca di beni storico-culturali. Quella che riscuote più apprezzamenti è la possibilità di farne un santuario che sia meta di percorsi religiosi capaci di portare fedeli, con tutte le ricadute positive del caso.
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