Spunta un piano-salvezza per il tribunale

Assemblea con avvocati ed esponenti politici: «La Regione può farsi carico delle spese di gestione»
AVEZZANO. C’è una possibilità per salvare il tribunale di Avezzano e arriva dalla Regione: avviare una sperimentazione che preveda il trasferimento di personale amministrativo proveniente dalla soppressione delle Province e farsi carico dei costi per il mantenimento della struttura giudiziaria. Questa ipotesi, inoltre, dovrebbe passare attraverso la richiesta di un ulteriore slittamento della chiusura del tribunale prevista entro la fine del 2017, al termine della seconda proroga concessa dal governo dopo l’approvazione della legge per il riordino nazionale della geografia giudiziaria. Si tratta di un passaggio molto stretto che il consiglio dell’Ordine degli avvocati della Marsica vuole assolutamente percorrere. Tutte le ipotesi per la sopravvivenza della struttura giudiziaria sono state esaminate ieri nel corso di un vertice, promosso dal presidente dall’Ordine forense, Franco Colucci, a cui hanno preso parte rappresentanti politici regionali marsicani, tra cui Maurizio Di Nicola, Gianluca Ranieri e Gino Milano. L’ipotesi della richiesta dell’avvio della sperimentazione (prevista dal decreto legislativo che ha riformato nel 2012 le circoscrizione giudiziarie e sostenuta dall’avvocato Mario Petrella) verrà sottoposta al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, il 16 dicembre prossimo, quando si terrà una sorta di vertice regionale, al quel parteciperanno tutti i parlamentari abruzzesi, per fare il punto sulle strade da seguire per salvare tutti o parte dei 4 tribunali abruzzesi (Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano) che avrebbero dovuto chiudere i battenti già qualche anno fa. Sono sopravvissuti finora per effetto delle due proroghe chieste e ottenute dal ministero della Giustizia. Ora però le cose si fanno difficili e la strada è tutta in salita per poter ottenere la terza proroga. «Si tratta», ha spiegato Franco Colucci, «di non chiedere un’altra proroga fine a se stessa, ma finalizzata ad avviare un discorso di sperimentazione per verificare la possibilità di rientrare nelle economie previste dalla legge di riforma senza la chiusura dei tribunali. Insomma, se Regione e Comuni si fanno carico dei costi di gestione delle strutture giudiziarie il Ministero non avrebbe più ragioni di chiudere i tribunali». È questa la posizione che ha ottenuto i consensi maggiori tra gli intervenuti, anche se non sono mancate accenni ad altre ipotesi ispirate alla mobilitazione della cittadinanza. Di «modello Marso» ha parlato il consigliere regionale Di Nicola, a sottolineare che in molte occasione nella Marsica si sono salvate strutture attraverso la mobilitazione popolare. «In sostanza», è il parere dell’avvocato Leonardo Casciere, «bisogna che la Regione faccia delle scelte sulla base delle reali necessità delle popolazioni e dei reali carichi di lavoro di ogni singolo tribunale per arrivare ad una soluzione razionale».
«La realtà», conclude il grillino Ranieri, «è che la politica non ha il coraggio di prendere determinate decisioni, magari scomode in termini di consensi, ma basate su criteri di oggettività e di servizio per la nostra regione».
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