Spunta un salone nascosto nell’ex scuola De Amicis

1 Dicembre 2022

Sopralluogo del sindaco Biondi nel cantiere: previsti altri due anni di lavori

L’AQUILA. Non smette di riservare sorprese il cantiere dell’ex scuola elementare De Amicis, nel cuore della città. Nelle scorse settimane, durante i lavori di recupero post-sisma, al secondo piano dello storico edificio è tornato alla luce un grande salone di epoca fascista con un suggestivo affaccio sul piazzale. Il locale, che risale agli anni Venti del 1900, è stato svelato eliminando una serie di tramezzature realizzate nel tempo. Un ritrovamento inaspettato, tanto da richiedere un sopralluogo da parte del sindaco Pierluigi Biondi, accompagnato dal responsabile aquilano del Provveditorato alle opere pubbliche, Gennaro Di Maio, da un tecnico della Soprintendenza dell’Aquila e Teramo, e dai responsabili dell’impresa. Proprio in questi giorni, infatti, bisognerà decidere come utilizzare la grande sala per renderla fruibile alla città.
VARIANTE AL PROGETTO
Terminato l’intervento, l’edificio non sarà più adibito a scuola, ma ospiterà con ogni probabilità gli uffici del Comune, proprietario dell’immobile. Il grande locale all’ultimo piano, tuttavia, potrebbe essere utilizzato come sala congressi, a servizio della città. Scelta che richiederebbe una modifica al progetto iniziale, che prevedeva anche in quella zona la realizzazione di uffici.
OBIETTIVO 2024
Il sopralluogo è stato l’occasione per fare il punto sull’andamento dei lavori. Le opere, dopo varie e complesse vicende burocratiche, hanno preso il via nel 2019 e proseguono incessantemente, nonostante qualche ritardo. È stata completata, infatti, circa la metà del totale dei lavori previsti. Entro un anno e mezzo si conta di poter restituire l’edificio alla città.
GALLERIA
Tra le opere, che costeranno in totale circa 12 milioni e mezzo, è prevista anche la realizzazione di una galleria coperta che attraverserà lo storico edificio, in modo da collegare piazza San Bernardino a piazza del Teatro. Il progetto prevede, infatti, anche una copertura del cortile interno dell’ex scuola. Non è escluso che al piano terra possano essere ospitati locali commerciali, come librerie o punti ristoro.
UNA STORIA LUNGA SECOLI
L’intervento intende salvaguardare ciò che resta della struttura originaria dell’edificio, nato come ospedale San Salvatore, il grande ospedale maggiore, che ha dato il nome all'odierno policlinico, fondato nel 1448 da San Giovanni da Capestrano riunendo in un’unica istituzione una trentina di piccoli ospedali di città e contado. L’ospedale fu costruito inglobando la preesistente chiesa di Poggio Picenze che aveva la stessa intitolazione. Nell’ala settentrionale, verso l’attuale piazza del Teatro, nel 1642 fu allestita una sala per spettacoli, detta teatro San Salvatore, poi eliminata con la ristrutturazione a scuola. Soprintendente, regista e scenografo fu per anni il noto pittore Francesco Bedeschini. Ricostruito parzialmente nel 1700, una volta cessata la funzione di ospedale, nel 1875 l’edificio fu destinato a infermeria militare e nella prima metà del Novecento a scuola elementare, intitolata dapprima a San Salvatore poi dal 1938 a Costanzo Ciano e infine dal 1946 a Edmondo De Amicis. Funzione mantenuta fino al sisma.
IL MISTERO DELLA CHIESA
Durante i lavori s’intende fare luce anche sulle origini degli imponenti archi in pietra squadrata rinvenuti al piano terra nei mesi scorsi. Potrebbero infatti appartenere alla chiesa trecentesca, intitolata a San Salvatore e realizzata dagli abitanti di Poggio Picenze. Della costruzione primitiva, sempre al piano terra, si conservano anche diversi portali: quello d’ingresso datato 1457, quello della preesistente chiesa con lunetta dipinta, il portale gotico sul fianco esterno verso la basilica di San Bernardino e tre portali con architrave a sesto ribassato nel cortile che è circondato da un portico voltato a crociera che risale al Seicento. Tutte le ipotesi andranno verificate con studi e saggi sull’edificio.
i pezzi mancanti
Con l’inverno incipiente, tra i pezzi mancanti da restituire alla comunità spiccano il teatro comunale, la Cattedrale, Palazzo Margherita, le chiese di Santa Maria Paganica, San Pietro e Santa Giusta.
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