Spuntano due stanze sotto la cattedrale

Durante i sondaggi di archeologia preventiva rinvenuti locali ipogei nella navata di sinistra. Ora i tempi si allungano
L’AQUILA. Due locali ipogei si sviluppano sotto la navata di sinistra del Duomo.
È un ritrovamento di eccezionale importanza quello effettuato durante le indagini di archeologia preventiva della cattedrale aquilana, in attesa dei lavori di restauro da ormai dieci anni ed esposta alle intemperie, dal 2009, senza alcuna copertura. Un ritrovamento che, se da un lato potrebbe portare alla luce un volto inedito della chiesa, dall’altro rischia di rallentare ulteriormente l’inizio delle opere di ricostruzione e consolidamento antisismico.
I RINVENIMENTI. «I due vani in corrispondenza della navata della chiesa, sotto il pavimento, sono venuti alla luce nel corso di alcune indagini preventive», spiega il segretario regionale per i Beni culturali, Stefano D’Amico. «Sulla questione c’è già stato un confronto tra la Soprintendenza per L’Aquila e il cratere e i progettisti dell’intervento di restauro. È stata fatta anche una documentazione fotografica, ma la situazione va verificata nei dettagli. Si tratta solo di alcuni primi elementi di un quadro più ampio che deve essere ancora delineato».
LE INDAGINI. È da qui che nasce la necessità di effettuare ulteriori accertamenti archeologici sotto il piano di calpestio della navata del Duomo. Con le indagini si potrebbe verificare la presenza o meno di altri locali ipogei e la destinazione di questi vani, che con ogni probabilità appartengono a una fase più antica della chiesa.
L’APPALTO. «Come Segretariato, in quanto stazione appaltante, ci stiamo attivando per individuare l’impresa che effettuerà questi sondaggi di archeologia preventiva, secondo quanto dice il codice dei contratti pubblici», continua D’Amico. «D’altra parte questa emergenza non era prevista né prevedibile, ma potrebbe cambiare le carte in tavola e ci impone di effettuare un’indagine a tappeto su tutta la navata».
IL PROGETTO. Il ritrovamento, infatti, potrebbe modificare ulteriormente il progetto di restauro, già in fase di disamina da parte della Soprintendenza dell’Aquila e del cratere, diretta da Alessandra Vittorini, che ha istituito una commissione ad hoc. «L’obiettivo è evitare sorprese quando si andranno a effettuare gli interventi di consolidamento e restauro del Duomo», continua D’Amico. Insomma, il progetto dovrà essere calibrato sui nuovi ritrovamenti.
TEMPISTICHE. «Cercheremo di individuare la ditta nel più breve tempo possibile», assicura il segretario. «Terminate le verifiche archeologiche bisognerà valutare i rinvenimenti, in modo da tenerne conto, sia nel progetto stesso, sia nell’iter autorizzativo da parte della Soprintendenza. Bisogna capire se c’è necessità di intervenire sulle fondazioni diversamente rispetto a quanto previsto».
RITARDI. Il rischio concreto, a questo punto, è che vengano ritardati ulteriormente i lavori sul Duomo, tanto attesi dagli aquilani, proprio quando la commissione della Soprintendenza sembrava ormai vicina alla conclusione dell’iter di approvazione del progetto di ricostruzione e restauro della cattedrale. Anche i soldi, almeno in parte, sono già disponibili: nel 2016 sono stati stanziati 18 milioni di euro all’interno del Piano strategico turismo e cultura; fondi che coprirebbero solo il primo lotto di lavori (la copertura del Duomo) e per cui Invitalia affiancherà nella procedura il ministero, data la rilevanza dell’importo.
Altri 15 milioni saranno poi necessari a ultimare i lavori. Una volta terminate le indagini di archeologia preventiva e stilato il progetto, questo dovrà essere validato da una società esterna alla Soprintendenza e infine ottenere l’autorizzazione antisismica del Genio civile. Insomma, i tempi perché la cattedrale venga restituita alla città, sono ancora lunghi e rischiano di protrarsi ulteriormente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

