Spuntano locali segreti dal restauro di Santa Caterina

Gli esperti ipotizzano la presenza di siti antecedenti il 1700 Avviate indagini per scoprire dove conducono gli accessi
L’AQUILA. Locali precedenti al 1700 e interrati nei secoli. È la “sorpresa” emersa durante i lavori di recupero dell’ex convento di Santa Caterina da Siena in via Sassa. «I locali sono stati rinvenuti a seguito di uno scavo di archeologia preventiva necessario per demolire una superfetazione degli anni recenti» come spiega Maurizio D’Antonio, consulente del Provveditorato alle opere pubbliche, che si sta occupando dei lavori. «Dai saggi è emersa una scaletta che scendeva per raggiungere una porta più bassa dell’attuale piano di calpestio». La situazione, secondo l’architetto, dovrebbe essere analoga a quella dell’altro lato della strada: nel periodo medievale il livello stradale doveva essere molto più basso e raggiungere la quota del porticato della beata Antonia oggi visibile da via Sallustio. Col tempo, invece, tramite riempimenti di varie epoche, il piano di calpestio è salito notevolmente. «Per il momento c’è solo la traccia di qualche locale interrato», conclude D’Antonio. «Le indagini devono andare avanti per avere maggiori certezze: si potrebbe trattare di cantine in disuso già dopo il terremoto del 1700 e poi riempite di calcinacci, ma per il momento sono solo ipotesi».
IL COLLAUDO
Intanto, proprio nei giorni scorsi, è stato affidato l’incarico di collaudo statico per i lavori all’interno della struttura, che potrebbero avere una durata maggiore rispetto a quanto preventivato. «Stiamo facendo degli adattamenti al progetto con piccole varianti anche su indicazione della Soprintendenza» spiega il provveditore alle opere pubbliche, Gennaro Di Maio. «Ci sarà bisogno di qualche tempo in più rispetto al previsto. Documenteremo tutto ciò che verrà trovato fotograficamente e in forma cartacea». Già l’iter per l’avvio dei lavori è stato piuttosto lungo: l’aggiudicazione provvisoria delle opere dell’ex monastero, infatti, risale al 2016. I lavori di recupero dell’ex convento e dell’annessa chiesa, che sono cominciati a dicembre 2020, costeranno in totale poco più di 6 milioni e 800mila euro. La durata prevista era di 490 giorni: sarebbero dunque dovuti terminare per la prossima primavera.
DA SISMA A SISMA
Il complesso, che si trova all’incrocio tra via Sassa e via Antonelli, di fronte all’ex Conservatorio “Casella”, rientra tra gli edifici colpiti dal terremoto del 1703 e successivamente ricostruiti. Nelle sue murature, infatti, è possibile ancora leggere le tracce delle più sviluppate tecniche antisismiche dell’epoca. Nonostante i presìdi allora utilizzati abbiano evitato il collasso della struttura, mostra un quadro di danni diffusi. Il monastero di Santa Caterina da Siena ha origini due-trecentesche, ma la struttura è stata più volte rimaneggiata in base alle necessità: inizialmente a seguito del terremoto del Settecento, poi per ospitare negli anni Sessanta la scuola media Carducci e successivamente degli uffici. Con la soppressione degli ordini monastici, nel XIX secolo, il monastero divenne di proprietà comunale, mentre la chiesa fu annessa al Fondo edifici di culto (Fec) nel 1863.
CORO DELLA BEATA ANTONIA
Affidato il restauro del coro ligneo della Beata Antonia di via Sassa per 139.000 euro alla ditta “La Norma”, di Ancona. Il coro ha 99 stalli ed è opera di ebanisti milanesi di inizio Cinquecento.
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