Spuntano piccoli tesori dalla necropoli di Onna

Tra i reperti una testina in vetro, piatti, vasi per contenere spezie o cibo Finora i pezzi emersi dagli scavi tra le 46 tombe scoperte sono 150
L’AQUILA. È stata rivenuta ancora poggiata sulla parte alta del petto, insieme a un altro pendaglio e a una fibula in ferro. La testina in pasta vitrea presumibilmente del quarto secolo avanti Cristo doveva ornare la collana di una donna morta forse per la rottura del femore e componeva il suo corredo insieme a un piatto in vernice nera, un balsamario per gli olii e i profumi e un'olla riempita di cibarie. Quella di "Tatiana", come hanno ribattezzato la donna gli archeologi, è solo una delle tante storie che può raccontare la necropoli di Onna: 46 tombe venute alla luce la scorsa estate con uno scavo effettuato in occasione dei lavori per la realizzazione della metro di superficie San Demetrio-Scoppito, inserita nel potenziamento della linea ferroviaria Sulmona-Terni. I reperti trovati all'interno delle sepolture (circa 150 pezzi non tutti ben conservati), a seguito delle indagini condotte dalla Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, con a capo Alessandra Vittorini, e dirette dalla funzionaria archeologa Rosanna Tuteri, sono stati studiati in questi mesi. A occuparsi dello scavo sono stati gli archeologi Gabriella Cercone, Dario Mangolini, Francesco Terracciano, Erman Borghese e il disegnatore Gianfranco Mieli.
LA NECROPOLI. Cinque secoli di storia, dall'ottavo al terzo avanti Cristo, sono testimoniati nella necropoli di Onna. Lo scavo è cominciato a fine luglio come assistenza archeologica a Rfi (Rete ferroviaria italiana) ed è andato avanti fino al 21 dicembre. «Scavare in tre mesi 46 tombe così complicate, sia a livello di deposizione e organizzazione interna della sepoltura, sia a livello di organizzazione spaziale all'interno del cantiere, è stata una vera impresa» spiega la Tuteri. «Gli archeologi sono stati molto bravi e veloci. Il problema è che si è trattato di uno scavo di recupero e non di archeologia preventiva, come avrebbe dovuto essere: siamo corsi in ritardo ai ripari, nel momento in cui si è presentata l'evidenza della necropoli». Lo scavo è esteso per 900 metri quadrati.
TUMULO CAPOFAMIGLIA. «La necropoli era organizzata in modo particolare: ci sono tombe allineate e altre poste a raggiera intorno a quella che pensiamo essere la sepoltura più antica, originaria, di tipologia diversa rispetto alle altre: un tumulo», continua l'archeologa. «Alcune sepolture, inoltre, sono addensate tra di loro, mentre altre sono più diradate. Si tratta di tombe a inumazione scavate in banchi di terra compatta. Ci sono infine delle tombe infantili all'interno di coppi».
TESTINA. Il reperto più prezioso tra quelli rivenuti nelle tombe è forse un pendaglio a forma di testina punica in pasta vitrea, bianca e azzurra. «Elementi simili sono stati trovati anche a Fossa, Bazzano e Campovalano, nelle rispettive necropoli. Si tratta di un ornamento per la persona, forse faceva parte di una collana»,spiega Cercone. «Non sappiamo se arriva da Cartagine, ma è possibile ipotizzare una produzione locale».
OLLE, PIATTI, VASI. Sono moltissimi i reperti ceramici rinvenuti all'interno delle tombe, non tutti in un buono stato di conservazione.
TRONCO. «In alcuni casi lo scheletro era in una corteccia lignea» continua la Tuteri. «I tronchi venivano tenuti fermi da pietre in posizione simmetrica. La traccia del tronco è data soprattutto da queste pietre, i resti del legno sono minimi».
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