Stadi vietati ai tesserati in società: arriva la punizione per L’Aquila

3 Febbraio 2026

Contestati gli incarichi del diesse Rossini, dei gemelli Moscardelli e di Cerasoli, tutti colpiti da Daspo. Inibizioni di quattro mesi per il presidente Baiocco, il dg Bernardini (In foto) e l’ex ad rossoblù Juchich

L’AQUILA. La mano della Procura federale va a colpire L’Aquila 1927. Arrivano inibizioni e un’ammenda di diecimila euro perché il club di calcio, attraverso i propri vertici, così viene riportato nel documento, ha permesso il tesseramento di persone colpite da Daspo. Provvedimento emesso all’indomani degli scontri nel dopo partita di L’Aquila-Sambenedettese del 26 gennaio di un anno fa. Il direttore sportivo Gianluca Rossini, inoltre, avrebbe esercitato il suo ruolo senza averne alcun titolo, secondo la Procura federale.

Quattro mesi di inibizione sono stati inflitti a Simone Bernardini, prima direttore generale e ora amministratore delegato del sodalizio rossoblù, per Goffredo Juchich, ex amministratore, e per il presidente Stefano Baiocco. Per la posizione del diesse, la Federazione parla di violazione del codice di Giustizia sportiva da parte dei tre «perché hanno consentito e non impedito, si legge, lo svolgimento dal 29 dicembre 2024 sino al 30 giugno 2025 da parte di Rossini dell’attività di direttore sportivo».

Ciò, si legge ancora nelle carte, «sebbene fosse tesserato come collaboratore e non fosse in possesso né dell’abilitazione di direttore sportivo o collaboratore della gestione sportiva, né iscritto nell’elenco speciale dei ds della Figc». A questo si aggiunge la questione Daspo, testualmente, «per non aver impedito nella stagione 2025-2026 di far svolgere a Rossini l’attività di direttore, nonostante si fosse a conoscenza del fatto che lo stesso fosse destinatario di un Daspo, emesso il 12 febbraio 2025 e notificato il 16, per tre anni». Daspo che prevede il divieto di frequentazione delle manifestazioni sportive, stadi compresi. Stessa motivazione per i tesseramenti di Pietro Cerasoli e dei fratelli Marco e Giulio Moscardelli, colpiti da Daspo di cinque e sei anni.

I fratelli gemelli Moscardelli sono figure apicali nel club, persone che si sono spese in questi anni di gestione societaria dei tifosi – prima dell’ingresso di Baiocco che detiene il 49% delle quote – affinché la città avesse la sua squadra e affinché L’Aquila tornasse ad avere una credibilità e una solidità economica che oggi è garantita, a dispetto dei fallimenti degli anni passati.

Gli scontri tra i tifosi dell’Aquila e quelli della Samb, con il coinvolgimento dei Moscardelli e di Cerasoli, avvennero dopo la gara all’Aquila del 26 gennaio 2025, all’interno del campo. Le indagini erano state portate avanti dagli agenti della Digos. Sono 19 i tifosi, tra aquilani e marchigiani, rinviati a giudizio. Dovranno comparire in aula il 6 maggio prossimo per l’udienza predibattimentale.

I fatti avvennero al triplice fischio: una parte della tifoseria ospite venne fatta sfilare in mezzo al campo per ricongiungersi al resto dei sostenitori della Samb. Provocazioni e sfottò che si trasformarono in una rissa con botte e cinghiate e a colpi di aste delle bandierine dei calci d’angolo. Seguì una prima ondata di Daspo.

Il giudice a maggio dovrà decidere come procedere.

L’Aquila 1927 respinge le accuse mosse dalla Procura federale. Il club specifica che i tesseramenti erano stati effettuati in continuità col passato e ritenuti legittimi alla luce del dato normativo. In relazione ai tifosi, emerge che erano già iscritti nel registro dei volontari del club, facendo parte del direttivo di Aquile Rossoblù, proprietà della società. Per il diesse, L’Aquila spiega che il tesseramento, sempre in continuità, era stato fatto alla luce delle decisioni delle autorità competenti, fermo restando il rispetto delle prescrizioni dei Daspo che gli interessati hanno osservato. C’era, in sostanza, un provvedimento che permetteva a Rossini di lavorare. «Al fine di evitare qualsiasi criticità e nel rispetto delle istituzioni e dell’ordinamento sportivo» scrive L’Aquila 1927 in una nota «con il massimo senso di responsabilità il club ha concordato con gli organi inquirenti federali, anche per le posizioni apicali, l’applicazione dell’articolo 126 del Codice di giustizia sportiva. In ratifica dell’accordo i soggetti destinatari del provvedimento sconteranno una breve inibizione temporanea e il club una sanzione economica, senza penalizzazioni». L’inibizione, spiega L’Aquila, «non preclude al destinatario di svolgere attività amministrativa e gestionale, risolvendosi nella mera impossibilità di rappresentare legalmente la società in ambito federale e di evitare specifiche attività attinenti all’accesso area spogliatoi nelle competizioni ufficiali». Il club conferma «la solidità e la continuità del progetto, che prosegue senza alcuna ripercussione nel rispetto dei valori di correttezza che da sempre contraddistinguono la gestione».