Stagione sciistica in forse Caruso: un vero dramma

29 Dicembre 2020

Il presidente della Provincia: «Sarà pesante l’impatto sul comparto turistico» Alba della Dmc Alto Sangro: «La mancanza di certezze è il colpo di grazia»

CASTEL DI SANGRO. Le osservazioni formulate dal Comitato tecnico scientifico indicano chiaramente che sarà quasi impossibile riaprire gli impianti da sci il 7 gennaio, così come era stato previsto all’inizio di dicembre. Per i componenti del Cts le misure attuate nei giorni delle festività hanno prodotto risultati, rallentando la diffusione del virus, che però resta elevata. A Roccaraso e Rivisondoli i gestori hanno previsto un rigido sistema di controllo, ma nonostante ciò, la riapertura degli impianti, se tutto andrà bene, avverrà non prima della fine di gennaio. Un danno enorme per l’economia del Centro Abruzzo.
«La mancata apertura degli impianti sciistici comporterà un pesante impatto sul comparto turistico», afferma con preoccupazione il sindaco di Castel di Sangro e presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, «qualsiasi sarà la decisione del governo sull’apertura, a gennaio o oltre, non sarà impossibile recuperare nemmeno una minima parte di quanto si è perso. Per molti operatori si tratterà di un vero e proprio dramma, poiché unicamente impegnati con il sistema neve per cui tutto sarà rinviato al prossimo anno. Credo che per tutti coloro che operano all’interno del sistema turistico invernale sarà necessario prevedere non solo dei consistenti ammortizzatori, ma anche un adeguato programma di investimenti proprio per ridare slancio alla ripartenza».
Manifesta profonda preoccupazione anche il presidente della Dmc Alto Sangro, Ernesto Paolo Alba.
«L’ipotesi che la riapertura degli impianti scioviari e con essi delle strutture ricettive slitti alla fine del mese di gennaio è una cattiva notizia che spero concluda questo anno nefasto. Che bisogna essere prudenti non si discute», sottolinea Alba, «ma che non si tenga conto di tutte le misure di prevenzione poste in atto dalle attività turistiche che sono costate molti denari e che non si consideri la rivisitazione restrittiva dei protocolli sanitari messa in campo dagli impiantisti, dagli operatori turistici e anche dai maestri di sci, risulta essere un’analisi superficiale del rischio che realmente si corre. Questa scelta non tiene conto non solo della possibile debacle dell’intero prodotto turistico del nostro territorio, ma non considera tutte le maestranze che hanno assunzioni stagionali e sono ridotte alla fame. Infine il colpo di grazia è la mancanza di certezze che per il turismo è il male peggiore, perché ha bisogno di programmazione sia per gli ospiti che per chi ci lavora. Ma pare che tutto questo sfugga ai più».
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