Stalking a due fratelli, tre giovani in cella

Tutto è partito dagli approcci a una ragazza in discoteca. Le vittime minacciate e anche ferite con mazze di ferro
L’AQUILA. Un tentativo di approccio alla ragazza “sbagliata” in una discoteca a Monticchio ha avuto conseguenze davvero inattese per un giovane moldavo e suo fratello: sono stati perseguitati per un anno dal fidanzato albanese della giovane e da due suoi connazionali. Ieri, però, i tre albanesi (uno di 19 anni e due di 20) sono stati arrestati dalla squadra Mobile in un’inchiesta coordinata dal pm Stefano Gallo con l’accusa di stalking. Il giovane moldavo ha presentato una denuncia e da allora sono iniziate le attività persecutorie culminate nel pomeriggio di due giorni fa e dirette anche contro il fratello 23enne (quello estraneo alle avances), preso a bastonate davanti all’uscita di scuola. Dalle testimonianze raccolte dalla Mobile, diretta da Tommaso Niglio, è emerso che il giovane, uscito di scuola a Collesapone, si è diretto a piedi verso il terminal bus di Collemaggio, ma è stato affiancato da una macchina con a bordo i tre albanesi. Egli, resosi conto di quello che gli stava per succedere, ha giocato d’anticipo e si è avvicinato a una macchina ferma chiedendo aiuto al conducente. Da lì ha chiamato la polizia e poi ha tentato di scappare ma è stato bloccato dai tre albanesi, uno dei quali lo ha colpito con una scopa con il manico di legno; un altro albanese gli ha sferrato un calcio al braccio.
Dalle dichiarazioni della vittima è emersa una storia intrisa di aggressioni e minacce patite dai due fratelli moldavi da circa un anno.
In particolare nello scorso fine settimana quello più giovane dei due, che ha 20 anni, rientrando a casa, a Prata d’Ansidonia, con un amico, è stato avvicinato dai tre stranieri che sono scesi dalla macchina e lo hanno percosso con delle mazze di ferro. Per sua fortuna è stato colpito solo di striscio riportando ferite guaribili in meno di una settimana.
Come se questo non bastasse, lunedì scorso i due moldavi sono stati avvisati da dei conoscenti della presenza di una macchina con i tre persecutori che li stavano cercando.
Il giorno successivo i due fratelli sono saliti su un autobus diretti in Questura per denunciare quanto patito. Ma si sono accorti che una macchina con i soliti tre a bordo stava seguendo il mezzo pubblico. Con una manovra azzardata il conducente della macchina ha tentato di superare l’autocorriera nel tentativo di imporre uno stop. Manovra che non è riuscita solo per l’abilità dell’autista del mezzo pubblico.
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