Stangata da 439mila euro per il Comune

17 Luglio 2019

Pignoramenti del tribunale, dopo venti anni il caso del parcheggio di Santa Chiara fa traballare le casse dell’Ente

SULMONA. Stangata in arrivo per le casse comunali. Il tribunale ha pignorato il Comune per più di 439mila euro, dovuti a dei lavori eseguiti nel parcheggio di Santa Chiara.
L’opera, realizzata negli anni Novanta dalla Costruzioni S.G., nell’occhio del ciclone da subito per gli ingressi troppi stretti e bassi, subì delle integrazioni al progetto iniziale. Integrazioni che la ditta quantificò nel 2000 in più di 600mila euro.
Una somma che l’allora amministrazione comunale non volle riconoscere all’impresa, che intentò allora causa al Comune.
A distanza di quasi 20 anni è arrivata la sentenza di secondo grado. A quella di primo, l’amministrazione comunale presentò ricorso alla Corte d’Appello dell’Aquila che, in parziale riforma della sentenza, condannò il Comune al pagamento, in favore della Costruzioni S.G., della somma di 601.135,42 euro, attualizzata alla data del 30 settembre 2011, oltre agli interessi legali. La sentenza è divenuta esecutiva ben otto anni dopo, cioè l’11 maggio scorso e dopo nove giorni il tribunale ha notificato l’atto di precetto con cui si intima al Comune di provvedere al pagamento di 430.861,63 euro, oltre gli interessi e le spese pari alla differenza tra i 601.135,42 euro iniziali e i 213.776,40 euro già versati dopo il primo grado di giudizio.
Somme ingenti che potevano essere risparmiate per Gaetano Pagone e Maria Luisa Fabilli, che nel 2000, da consiglieri comunali di minoranza, presentarono un’interpellanza per sollevare il problema e ora non escludono di rivolgersi alla Corte dei Conti per il danno erariale subito dalla collettività.
«Diverse furono le sollecitazioni verbali agli uffici preposti e agli amministratori comunali al fine di ricondurre i lavori a un corretto iter amministrativo», spiegano Pagone e Fabilli in una lettera aperta, «l’amministrazione frappose un muro tra il loro modus operandi e le nostre legittime osservazioni. Questo stato di cose ci costrinse a rendere noto ciò che stava accadendo all’autorità dei lavori pubblici che, sostanzialmente, dette ragione ai nostri rilievi. Era necessario rimediare agli errori che, come da noi previsto, erano forieri di riserve onerose da parte dell’impresa appaltatrice. Nessuna iniziativa fu presa», rimarcano, «non ci si preoccupò di condurre una transazione con l’impresa per limitare i danni economici che si stavano procurando. Era ed è purtroppo abitudine, nell’attuale regime politico, dissentire alle osservazioni delle minoranze spesso denigrando il loro operato. Nel caso che stiamo trattando non si tenne conto neppure dell’autorità».
Declina ogni responsabilità l’attuale sindaco di Sulmona, Annamaria Casini.
«Purtroppo subiamo in tutti i sensi una decisione che non ci ha riguardati minimamente», afferma, «da un lato perché fu una scelta dell’allora giunta e dall’altro perché è ora arrivata l’esecutività della sentenza. Sarà nostro compito fare in modo di pagare il dovuto in base ai termini di legge, limitando il più possibile gli effetti sui cittadini. Spiace dover pagare le conseguenze di scelte datate di venti anni che non ci hanno visto in alcun modo coinvolti. Sono convinta, però, che gli uffici sapranno preparare un piano di rientro del debito».
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