Stangata per il maxi debito Enel: il Comune fa ricorso in Appello

18 Dicembre 2022

Per effetto della sentenza del tribunale di Roma il municipio ha dovuto stanziare 6,2 milioni di euro Ma Daniele rassicura: «Avevamo già messo da parte le somme, nessun problema per il bilancio»

L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila non ci sta. Costretto dal tribunale di Roma a stanziare 6,2 milioni di euro per appianare il maxi debito per le vecchie bollette della luce del Progetto Case, il municipio ha pagato ma ha anche deciso di ricorrere in Appello contro la sentenza. «Ci sono buone speranze»: così ne dà notizia il vicesindaco Raffaele Daniele, smentendo poi difficoltà per le casse comunali, anche in caso di una nuova sconfitta legale: «Il pagamento del debito non crea problemi di bilancio all’ente, perché quelle somme le avevamo già accantonate, prevedendo prudenzialmente che il contenzioso potesse volgere a sfavore del Comune. Se poi invece il ricorso dovesse andare come auspichiamo, sarebbe tanto di guadagnato perché la cifra tornerebbe nelle nostre disponibilità. È già successo per altri contenziosi, come quello con Impregilo».
IL CONTENZIOSO CHE RIPARTE
In questa fase Daniele ha deciso comunque di non aggiungere altri dettagli e di non commentare dal punto di vista politico la vicenda, che è scoppiata con l’amministrazione Cialente e che poi è stata ereditata da quella Biondi. In entrambe si sono visti moltiplicare gli interessi, che hanno allargato il debito stesso.
Il maxi debito proviene dalle bollette della luce non pagate (e mai ricevute) dal 2010 – quando Progetto Case e Map divennero di proprietà del Comune – al 2013, quando Enel cedette alla Banca Sistema i crediti che vantava. Allora la cifra in ballo era di 12,1 milioni di euro, più gli interessi e tutte le altre voci accessorie. «Successivamente, il Comune ha provveduto al pagamento solo parziale del debito originario, rimanendo debitore di Banca Sistema per un importo che, alla data dell’8 luglio 2015, ammontava a 7,9 milioni di euro oltre interessi di mora maturati», come si legge nella determina municipale di stanziamento dei giorni scorsi, che poi ricorda anche l’accordo tra Comune e istituto di credito siglato nel 2015 per un acconto di 500mila euro e 32 rate mensili da 271mila l’una, per riappianare un debito che era di 9,1 milioni. «Avendo il Comune adempiuto solo parzialmente gli obblighi di pagamento derivanti dalla transazione alle scadenze convenute, Banca Sistema, con lettera del 30 gennaio 2018, ha diffidato il Comune al pagamento del saldo dovuto», continua la determina. Quindi il decreto ingiuntivo: «In virtù dei saldi parziali (imputati agli interessi di mora e al credito per transazione secondo i criteri convenuti tra le parti), al 21 febbraio 2018 (data in cui il Comune ha effettuato l’ultimo pagamento), il Comune dell’Aquila è rimasto debitore di Banca Sistema della somma di 4,4 milioni di euro oltre interessi di mora. Per il pagamento di detta somma, Banca Sistema ha richiesto ed ottenuto il decreto ingiuntivo, nei confronti di cui il Comune dell’Aquila si è opposto». Ma, con sentenza del 14 novembre scorso, il Tribunale di Roma ha rigettato l’opposizione del Comune e «provveduto a confermare e dichiarare definitivamente esecutivo il decreto ingiuntivo». Pignorato, il municipio è stato quindi costretto a stanziare i 6,2 milioni. Ma, appunto, farà ricorso.
IL PRECEDENTE CHE FA SPERARE
La speranza del Comune è di vincere in appello e far sì che la vicenda del maxi debito con l’Enel finisca come quella del contenzioso con Imprepar-Impregilo, scoppiato sul mancato pagamento dei lavori di costruzione del mega parcheggio di Collemaggio.
In quel caso, nel 2015 il Comune fu costretto dai giudici a pagare una cifra di oltre 11 milioni di euro. L’ente non diede seguito all’ordine e successivamente si vide pignorata la somma, ma fece comunque ricorso contro il pronunciamento dei giudici. Così nel 2021 la Corte d’appello costrinse la società Hce Costruzioni – nella quale nel frattempo era confluita la Imprepar-Impregilo – a rimborsare la somma di 5,7 milioni al municipio.
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