Stangata sulle ditte del mattone Cartelle da trecentomila euro

30 Ottobre 2021

Nel mirino l’occupazione di suolo pubblico, Comune batte cassa ma i costruttori non ci stanno Contestata l’applicazione del canone. Inevitabili i ricorsi con il rischio della paralisi dei lavori

L’AQUILA. Una nuova “tassa” piomba sulle imprese impegnate nella ricostruzione pubblica della città, dopo il terremoto del 2009. Cartelle con cifre da capogiro (in alcuni casi pari a quasi 300mila euro), che fanno riferimento all’occupazione di suolo pubblico, sono state fatte recapitare nelle ultime settimane da parte degli uffici comunali a numerose ditte.
LA STANGATA
«Un tributo inaspettato e non dovuto, celato sotto la dicitura di canone, che rischia di bloccare la ricostruzione pubblica», secondo i rappresentanti delle aziende coinvolte. Dal canto suo, l’amministrazione comunale, contattata dal Centro, sta verificando quanto accaduto e non vuole esprimersi in merito. Sono numerose le imprese appaltatrici di lavori di ricostruzione che stanno ricevendo richieste di pagamento di canoni di occupazione di suolo pubblico da parte degli uffici comunali. Si tratta del terreno occupato dalle aree di cantiere e dai ponteggi necessari a eseguire i lavori.
IL CONTENZIOSO
I presupposti per l’imposizione del tributo sono stati messi in discussione delle stesse ditte che hanno ricevuto il “salasso”. La Cassazione, infatti, ha già stabilito che sono esenti dalla tassa di occupazione “i lavori pubblici e i lavori privati finanziati dallo Stato e da enti pubblici”.
UN GIOCO DI PAROLE
La questione è stata fatta presente anche agli uffici comunali che, tuttavia, non sembrano, almeno per il momento, disposti a tornare sui propri passi. «Il Comune insiste nella pretesa, ribadendo che non si tratterebbe di un tributo, ma di un canone per occupazione di suolo pubblico (Cosap)», spiegano i rappresentanti delle ditte, che chiedono di restare anonimi. «Al di là dei cavilli terminologici e normativi, le richieste, che spesso ammontano a centinaia di migliaia di euro, sono particolarmente gravose e hanno forte incidenza sull’importo dei lavori ottenuti attraverso una competizione vinta anche in relazione al ribasso offerto in sede di gara, diversamente dai lavori privati affidati senza alcun ribasso».
LE RINUNCE
Queste richieste altererebbero, le condizioni contrattuali degli appalti con oneri non previsti in sede di offerta. Per questo molte imprese stanno valutando di rinunciare agli appalti, chiedendo la rescissione dei contratti per sopravvenuta eccessiva onerosità della prestazione.
BLOCCO DEI CANTIERI
Inevitabili, in mancanza di interventi correttivi, i ricorsi e il conseguente blocco dei cantieri pubblici che spesso riguardano anche palazzi di proprietà comunale. Le procedure di affidamento dei lavori, già lunghe e complesse e più volte interrotte per sopravvenute nuove norme, dunque, rischiano di paralizzarsi ancora una volta: a seguito dell’abbandono dei cantieri sarà necessario procedere all’avvio di un nuovo procedimento di gara con aggiornamento della progettazione. Operazioni che richiedono tempistiche piuttosto lunghe. Il danno rischia dunque essere ancor più rilevante dell’eventuale mancato incasso dell’introito del canone.
©RIPRODUZIONE RISERVATA