Stazione ferroviaria, regno dello spaccio

9 Aprile 2015

Viaggio tra ladri e pusher. Dopo il tentato omicidio di martedì sera, ieri un altro arresto per il furto di un’auto

AVEZZANO. Rischia di diventare una zona franca. Un tempo era il fiore all’occhiello della città, ora è il luogo d’incontro di ubriachi, spacciatori e delinquenti. Ieri mattina i carabinieri hanno arrestato una donna che ha rubato una macchina. La sera precedente un tentato omicidio. Sono solo gli ultimi due episodi criminali accaduti alla stazione ferroviaria di Avezzano.

Ma ci sono anche danneggiamenti alle auto lasciate in sosta, rifiuti abbandonati nell’atrio e un odore nauseabondo che sale dal sottopasso. I militari del nucleo operativo e radiomobile, ieri mattina, hanno pattugliato la piazza e hanno notato una giovane, che conoscevano perché aveva già avuto problemi con la giustizia. Era impaziente, aspettava il pullman che la riportasse a casa, a Canistro. Non appena i carabinieri si sono allontanati è stata vista dal titolare di un locale della zona rubare una macchina e fuggire. Con l’anziano proprietario che la rincorreva.

I carabinieri sono andati così a cercarla a casa, a Canistro e l’hanno trovata a bordo di un’altra macchina su cui trasportava alcuni pezzi dell’auto rubata, tra cui due fari.

Annalisa Coco, 38 anni, è stata arrestata. Il giorno dopo dell’aggressione a un marocchino 22enne l’ingresso della stazione è stato ripulito dal sangue. Sono le 13 e c’è il solito via vai di pendolari. A quest’ora gli extracomunitari che in genere bivaccano di notte all’interno non ci sono o fanno solo passaggi sporadici.

«Il problema non c’è di giorno», commenta Guglielmo Longo, titolare del bar all’interno, «ma di notte. Giovani e meno giovani extracomunitari, mangiano, bevono e sporcano. Dormono qui, lasciano poi i rifiuti. La gente ha paura, perché bevono e si ubriacano».

Di notte il sottopasso rimane aperto e le stanze d’attesa anche. A gestire l’area sono le ferrovie dello Stato ma anche il Comune nel tempo ha fatto la sua parte. Più volte è stato chiesto un intervento, ma nulla è stato risolto. Le telecamere non ci sono e diventa più difficile risalire ai responsabili degli atti vandalici.

Nico Mastroianni ha da poco preso la gestione del chiosco di piazza Matteotti e si è “inventato” una politica commerciale che disincentiva l’arrivo degli “ubriaconi”. «Non vendiamo vino», spiega, «e abbiamo solo birra artigianale che comunque ha un prezzo più alto e quindi non è alla portata di tutti. Sabato scorso un immigrato ha importunato una mia barista. Ho immediatamente chiamato le forze dell’ordine e subito lo hanno fermato».

«La soluzione è proprio questa», conclude, «chiamare per ogni necessità polizia e carabinieri e collaborare con loro. Il loro lavoro è la nostra sicurezza e non capisco chi non lo fa».

Magda Tirabassi

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