Stazioni sciistiche chiuse I gestori: perdite ingenti

Di Stefano, direttore degli impianti di Campo Felice: «Stagione compromessa» E Pignatelli (amministratore Ctgs) parla di danni incalcolabili per il comparto
L’AQUILA. Mancati incassi per oltre tre milioni di euro sugli impianti di Campo Felice e di mezzo milione a Campo Imperatore. La chiusura forzata delle stazioni sciistiche, causa Covid, ha già comportato perdite da capogiro e, qualora dovesse essere prorogata oltre il 15 febbraio, potrebbe significare la mancata apertura di un’intera stagione. Ripercussioni gravissime per il comparto, che non potranno essere sanate neanche con la riapertura degli impianti a metà del prossimo mese, come stabilito dal Dpcm entrato in vigore il 16 gennaio.
CAMPO FELICE. «La situazione è ormai compromessa. Da salvare c’è ben poco», secondo Gennaro Di Stefano, direttore degli impianti. «Abbiamo perso l’80% degli introiti, anche se dovessimo aprire il 15 febbraio sarebbero talmente poche le giornate di apertura che non si riuscirebbe a recuperare». Mancati incassi per circa 3 milioni solo sulla stazione sciistica, secondo Di Stefano, senza calcolare tutto l’indotto. «Bisogna ricordare, inoltre, che dal 15 marzo in poi anche gli altri anni c’è stato un calo fisiologico di presenze. Riaprire il 15 febbraio significherebbe lavorare in tutto un mese e neanche al pieno delle possibilità: ci sarebbero comunque limitazione e norme anti Covid da rispettare». È per questo che un ulteriore rinvio dell’apertura potrebbe causare la mancata apertura degli impianti. «Già riaprire a metà febbraio sarebbe uno sforzo da parte della stazione», continua il direttore. «Il guadagno non sarebbe comunque quello di un mese normale, si cercherà solo di limitare le perdite, che già sono ingentissime e riguardano tantissimi operatori dell’altipiano: ristoratori, maestri di sci, noleggiatori, negozi di abbigliamento sportivo, alimentari». La crisi potrebbe ripercuotersi anche sul futuro: «Se i risarcimenti non saranno immediati e adeguati, non ci saranno sicuramente investimenti per la prossima stagione»,conclude Di Stefano. CAMPO IMPERATORE. È già tutto pronto da novembre sulla montagna aquilana per riaprire le piste. «Questo nuovo rinvio certo non ci voleva», dice l’amministratore unico del Centro turistico Gran Sasso, Dino Pignatelli. «La chiusura ha mandato in crisi ristoranti, alberghi, bar, bed& breakfast. Una crisi che è partita dall’anno scorso: dopo un’iniziale apertura con poca neve, la stagione è stata chiusa il 9 marzo causa pandemia. Quest’anno di neve ce n’è tanta, ma le piste non sono mai state aperte. Abbiamo potuto assumere lavoratori stagionali solo per brevi periodi. Anche per i maestri di sci la perdita è notevole. Le scuole hanno meno iscritti, gli abbonamenti stagionali venduti sono pochissimi e probabilmente dovranno essere rimborsati. Rischiamo di avere difficoltà anche coi dipendenti. Voglio aggiungere che sciare sarebbe sicuramente meno pericoloso di fare una passeggiata sotto i portici».
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