Stiffe, grotta “meraviglia” È la più lunga d’Abruzzo

Percorsi tratti inesplorati: un risultato che apre a ulteriori conoscenze scientifiche La missione degli speleologi italo-francesi non si ferma: fissato un altro tentativo
SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. La grotta più lunga d’Abruzzo si trova a San Demetrio ne’ Vestini. Ora che è stata completata la prima delle nuove esplorazioni programmate dagli esperti, con la scoperta di due tratti finora inesplorati, non c’è più alcun dubbio nel considerare le Grotte di Stiffe le più estese in tutta la regione. Il risultato, straordinario e che pone le basi per nuove conoscenze scientifiche, è arrivato al termine della missione di un gruppo di speleologi italo-francese che è riuscito a superare il secondo e il terzo sifone (le cavità naturali presenti all’interno delle grotte), percorrendo altri duecento metri di galleria fino a raggiungere il quarto sifone.
«Un limite che resisteva da quasi 30 anni», spiega Mauro Panzanaro, presidente del Gruppo speleologico aquilano. Ma non sazi del risultato ottenuto, il team di super esperti proverà a superare anche il quarto sifone. Il tentativo è previsto nei prossimi giorni.
Il tentativo
La campagna è iniziata lo scorso mese di luglio. Con una prima immersione, il team composto da esperti francesi ha percorso tutto il tratto conosciuto trasportando attrezzature subacquee fino al secondo sifone e il giorno dopo una squadra composta da solo tre speleosub è riuscito a superare il secondo e il terzo sifone percorrendo altri duecento metri di gallerie fino alla quarta cavità. Il tentativo fa seguito a quello dell’estate 2022, quando il nuovo team esplorativo ha gettato le basi per l’impresa trasportando bombole e altre attrezzature raggiungendo la quarta cascata delle grotte. Qui però gli speleosub fecero diversi tentativi di risalita ma alla fine si arresero a causa della friabilità della roccia che si sgretolava sotto le mani. Si decise allora di fermare l’esplorazione per studiare le soluzioni più sicure per superare l’ostacolo. Oggi, un anno dopo, l’impresa è compiuta.
I nuovi tratti
Attualmente il tratto terminale della parte esplorata è localizzata in corrispondenza dell’abitato di Fonteavignone (frazione del Comune di Rocca di Mezzo) ma siamo ancora lontani dalla zona di assorbimento posta sull’Altopiano delle Rocche.
Questa esplorazione geografica estrema pone le basi per le conoscenze scientifiche di uno dei principali acquiferi carsici del Parco naturale del Sirente Velino che nei prossimi decenni costituirà una delle potenziali risorse idropotabili per i territori circostanti.
le esplorazioni
Grazie all’interessamento dei gruppi speleologici aquilani, si è riacceso l’interesse per le esplorazioni delle Grotte di Stiffe. Nasce così il progetto Stiffe system exploration.
il tentativo del 1994
L’ultimo tentativo di esplorazione dei nuovi tratti risale al 1994. Protagonista anche in questo caso un team di speleologi francesi. Gli speleosub, dopo una serie di immersioni, trovarono il varco che permetteva di giungere sotto la parete della terza grande cascata, che venne scala nei giorni successivi e vennero esplorati 800 metri di nuove gallerie fino ad arrivare in un’ampia sala.
«Le esplorazioni della cavità si presentarono molto complesse perché oltre alle capacità tecniche subacquee gli speleologi devono possedere ottime abilità per le risalite delle pareti che vanno affrontate con tecniche simili a quelle alpinistiche e con il peso delle mute impregnate di acqua. A complicare il tutto», spiega ancora Panzanaro, «c’è poi la composizione dell’atmosfera che risulta molto povera di ossigeno (13-14 %) e ricca di anidride carbonica (2 %). Questa condizione produce affanno durante la progressione e costringe gli speleologi ad utilizzare solo lampade elettriche ad incandescenza che necessitano di pesanti batterie. In quegli anni le esplorazioni venivano ancora condotte con lampade a carburo di calcio (fiamma aria-acetilene) che garantivano grande autonomia ma, a causa del poco ossigeno, non si è mai riusciti ad accenderle oltre il primo sifone». Successivamente una squadra mista di speleologi aquilani e francesi riprese le esplorazioni e, con attrezzi speciali costruiti su misura, riuscirono a superare altre quattro cascate raggiungendo e superando altri due sifoni. Ma gli speleosub non poterono abbandonare il respiratore perché era alto il rischio di malori causati dal basso tenore di ossigeno. Per molti anni le esplorazioni si fermano e solo nel 2022 verrà organizzata una nuova campagna esplorativa.
i gruppi coinvolti
Nelle esplorazioni sono stati coinvolti il Gruppo speleologico aquilano Ets, il Gruppo grotte e forre De Marchi Cai dell’Aquila e il Museo di speleologia Rivera.
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