Stiffe, scontro sulle Grotte Il sindaco al contrattacco

12 Giugno 2018

SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. S’infiamma la polemica sulla gestione delle Grotte di Stiffe. Nel botta e risposta tra il Comune e la società Progetto Stiffe irrompe il sindaco di San Demetrio, Silvano...

SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. S’infiamma la polemica sulla gestione delle Grotte di Stiffe. Nel botta e risposta tra il Comune e la società Progetto Stiffe irrompe il sindaco di San Demetrio, Silvano Cappelli, che aveva già annunciato l’intenzione di restituire all’amministrazione il controllo delle cavità sotterranee. «La Progetto Stiffe, in questi 20 anni, ha messo in atto una giusta e buona gestione ordinaria, ma è mancato il raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo, da non imputare esclusivamente alla società stessa, visto anche il sisma», dichiara Cappelli. «Il Comune vuole mettere a disposizione del territorio una risorsa naturalistica di rilievo regionale, per creare uno sviluppo integrato che fino a oggi è mancato. Per questo, stiamo valutando condizioni di apertura e collaborazione con l’Altopiano delle Rocche e il distretto turistico del Gran Sasso». Cappelli fa un chiaro riferimento alla lettera a firma del suo predecessore Gaudenzio Leonardis. «Mi spiace», afferma, «che si prendano posizioni politiche fuori contesto. Non è un atteggiamento giusto e attuale». La vertenza sulla gestione delle Grotte, affidata in via transitoria con un contratto ponte di due mesi al Gruppo speleologico, è un campo minato. Il sindaco fa i conti in tasca alla società. Incassi e presenze, prima e dopo il sisma. «Nel 1996», dice Cappelli, «l’allora amministrazione ha ritenuto di dover passare da una gestione “domestica”, dove gli accompagnamenti in grotta venivano effettuati dal Gruppo speleologico, con un accordo economico che distribuiva al 50% gli incassi e un flusso consolidato di 56mila presenze l’anno, a una costituenda società. Per la prima volta, con la Progetto Stiffe, si è sperimentata in Italia una società pubblico-privata in cui il Comune aveva la quota minoritaria. Società», incalza Cappelli, «che, oltre a rappresentare lo strumento di gestione, avrebbe dovuto creare sviluppo comprensoriale, tanto che vi avevano aderito anche la Comunità montana Campo Imperatore, i comuni di Navelli e Fagnano e il Ctgs». Un ventennio in cui le presenze annue sono andate dalle 50mila pre-sisma alle 45mila attuali, con un calo dovuto alle difficoltà post-sisma. «Oggi», dice Cappelli, «sono cambiate le norme che regolano i rapporti tra Comune e società private, è intervenuto il diritto comunitario ed è mutato il codice appalti. Abbiamo il dovere di rispettare la legge, anche se qualcuno batte i piedi».
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