Stop al metanodotto: salta la riunione con lo staff di Conte

27 Gennaio 2021

La presidenza del Consiglio dei ministri ha rinviato l’incontro Manca lo studio sulla sismicità, soddisfatti Casini e comitato

SULMONA. È stata rinviata a data da destinarsi la riunione prevista per domani, 28 gennaio, dalla presidenza del Consiglio dei ministri per l’autorizzazione alla costruzione del metanodotto.
Una buona notizia in un momento in cui sembrava che i giochi fossero ormai fatti. Esprime soddisfazione il sindaco Annamaria Casini, che torna all’attacco invitando tutti a non abbassare la guardia. «È stata accolta la nostra richiesta, condivisa dai Comuni e dagli altri portatori di interesse coinvolti, di rinviare la riunione, vista che manca la documentazione completa, in particolare lo studio dell'Ingv sulla sismicità che riguarda l’intero tracciato del metanodotto e non solo la centrale», afferma. «Ribadisco la necessità anche di disporre una nuova Via, ora obsoleta e inadeguata alle attuali politiche ambientali ed economiche, prima di esprimere un parere definitivo sul progetto Snam sul quale continuiamo a definirci contrari, in sinergia con il territorio, con i comitati, le associazioni, gli enti e intere comunità che in questi anni hanno contrastato la realizzazione della centrale a gas e del metanodotto a Sulmona».
Soddisfatti per il rinvio della riunione anche i membri del comitato cittadini da anni impegnati contro la realizzazione del metanodotto Sulmona-Foligno e della centrale di compressione di Sulmona. «Si tratta in ogni caso di un primo importante risultato», affermano gli ambientalisti. «Ora la politica e le Istituzioni debbono porsi l’obiettivo della totale cancellazione di un’opera non solo inutile, ma dannosa per la stessa economia del nostro paese, come hanno attestato anche l’Eni e l’Anigas. Il progetto del metanodotto Sulmona-Foligno non potrà essere riportato all’esame degli enti coinvolti nel procedimento autorizzativo se prima non verrà effettuato lo specifico studio da parte dell’Ingv sulla sismicità del tracciato, come da impegno assunto espressamente dal Ministero dello Sviluppo economico. Va rimessa in discussione», aggiungono, «l’intera Linea Adriatica, non solo il metanodotto, ma anche la centrale di compressione, infrastruttura ad esso connessa come riconosciuto dalla stessa Snam nella documentazione acclusa per la convocazione ora rinviata». «È imprescindibile, inoltre, sottoporre l’intero progetto a una analisi costi/benefici«, continuano i comitati. «È infatti evidente che, se da un lato l’opera non comporta nessun beneficio per l’Italia, dall’altro i costi saranno altissimi, non solo quelli per realizzare le due infrastrutture (1,9 miliardi), ma anche tutti gli altri che ricadranno sui cittadini: dall’immotivato aumento delle bollette del gas ai danni al turismo, all’agricoltura e all’economia locale, ai rischi per la sicurezza e la salute pubblica». (c.l.)
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