«Strada inutilizzabile» Hotel costretto a chiudere

10 Febbraio 2018

Rocca di Mezzo, la protesta di un albergatore: non potremo più lavorare E la Protezione civile ci deve ancora 150mila euro per i terremotati

ROCCA DI MEZZO. C'era una volta un piccolo hotel a Rocca di Mezzo. “Gestione familiare”, “Molto simpatici”, “Sono stato bene, lo consiglio”: le recensioni sui siti specializzati ne dicono bene. Eppure quella piccola attività familiare, anzi, le tre piccole attività che convivono in quella struttura, rischiano di chiudere da lunedì prossimo. Tutto in nome di una sentenza arrivata in Cassazione e passata in giudicato, che recita che i lavoratori e gli ospiti dell'hotel non possono più passare sulla strada usata negli ultimi decenni. Secondo la sentenza, si può usare l'altra strada a disposizione della struttura ricettiva. Solo che a Rocca di Mezzo, dove ha sede l'hotel Vitalba, la strada ipotizzata dalla sentenza letteralmente non esiste. Anzi. Dove si ipotizza che ci esista la strada c'è addirittura un fiumiciattolo. Servirebbe un ponte, e intorno ci sono campi di privati dove, a scanso di equivoci, sono state erette barriere di reti rosse da cantiere. Francesco Fracassi, insieme alle figlie, espone uno striscione sulla propria vettura: “Questa è la giustizia italiana, ci ha tolto l'unica strada, lavoro e dignità”.
La storia comincia nel lontano 2002, quando la famiglia Fracassi immagina di usare una casa di famiglia «servita da una strada su cui passavano i nonni dei nonni di mia moglie», spiega Fracassi, «per realizzare una struttura ricettiva. Il progetto, la richiesta dei finanziamenti per l'imprenditoria femminile, le lungaggini burocratiche che costringono a rimandare indietro una parte dei finanziamenti . «Avevamo due anni di tempo per i lavori», osserva, «ma il Comune ci ha messo 14 mesi per la licenza edilizia». Vabbè, maniche rimboccate, si parte lo stesso. Anno 2004. La strada di accesso è sempre quella, passa davanti a un condominio. «Abitazioni», spiega Francesco, «usate poche settimane all'anno». Però il passaggio dei clienti deve dare davvero fastidio se parte una causa che è arrivata fino ad oggi con una sentenza che vede la famiglia Fracassi soccombere.
«Non possiamo più passare», spiega un affranto Fracassi, «l'avvocato ci ha spiegato che se passiamo siamo passibili di denuncia». Ci sono i due figli minorenni da portare a scuola, «ma se escono di casa non sappiamo se li possiamo far rientrare», afferma anche l'anziano padre. Il commissario prefettizio di Rocca di Mezzo ha spiegato che per loro si troverà una soluzione. C'è anche un ospite terremotato. Già. Perché dopo il sisma del 2009 l'albergo è stato usato per ospitare gli sfollati aquilani.
«Abbiamo staccato le fatture su cui abbiamo pagato anche le tasse. Ma all'appello mancano 150mila euro che non sappiamo quando la Protezione civile ci darà». I clienti sono stati mandati via. «Qualcuno di loro ha anche promesso che quando ci incateneremo per protesta, cosa che saremo costretti a fare, verrà a protestare insieme a noi». «Per costruire la strada dovrei erigere addirittura un ponte», spiega Fracassi, «ma con quali soldi riuscirei ad acquistare le terre intorno? E come si fa per l'autorizzazione per costruire sul fiumiciattolo?». Arriva una telefonata: «No, mi dispiace, non possiamo più accogliervi». C'era una volta un piccolo hotel a Rocca di Mezzo.
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