Strade pubbliche romane nel libro di Galeota

11 Marzo 2018

L’AQUILA. Sarà presentato domani, alle ore 17, nella sala conferenze della Biblioteca provinciale, nel nucleo industriale di Bazzano, il libro di Antonio Galeota dal titolo: “Nuove ipotesi sui...

L’AQUILA. Sarà presentato domani, alle ore 17, nella sala conferenze della Biblioteca provinciale, nel nucleo industriale di Bazzano, il libro di Antonio Galeota dal titolo: “Nuove ipotesi sui percorsi delle Viae publicae nel territorio vestino”. Interverranno Antonio Galeota, autore della pubblicazione, storico ed ex sindaco di Poggio Picenze; Maria Rita Acone, presidente Archeoclub L’Aquila; Walter Capezzali, presidente Deputazione Abruzzese di Storia Patria; Rosanna Tuteri, archeologa. Modera il giornalista Giustino Parisse. Il libro (edizioni Libreria Colacchi) è stato pubblicato all'interno della collana “Quaderni del Bullettino” della Deputazione abruzzese di Storia Patria.
«All'inizio dell’età imperiale romana», scrive Galeota in un passaggio del libro, «le popolazioni residenti nelle zone di collina dell’Aquilano orientale distanti dal fiume Aterno disponevano sicuramente, e da tempo, di strade di collegamento tra i vari centri, ma non ancora di una strada carrabile larga almeno tre metri – la distanza tra le ruote di un carro romano era di 145 centimetri – pur indispensabile per trasportare derrate e persone da Peltuinum (Prata d'Ansidonia) – sviluppatasi a dimensione di città sotto Augusto e sede di praefectura già da tempo – ad Aufinum (Ofena), città importante anche in epoca preromana. Inoltre, mancava ancora un collegamento idoneo con Roma da parte dei Vestini Transmontani. La potevano raggiungere solo percorrendo le piste lungo il fiume Aterno fino a Popoli quindi continuando su altre fino alla via Tiburtina Valeria. Oppure convergendo a nord su Hatria (Atri), quindi su Beregra (Montorio al Vomano), Amiternum, Foruli servendosi della via Caecilia e da Interocrium (Antrodoco) continuando sulla via Salaria fino a Reate (Rieti) e oltre verso ovest. Lungo la costa il territorio abruzzese, fin dal 207 avanti Cristo, era attraversato dalla strada pubblica costiera... I Vestini insediati nell’Altopiano di Navelli e nell’Alta Valle Subequana approdavano a Roma raggiungendo Aveia, quindi attraversando l’Altopiano delle Rocche fino ad Alba Fucens, nella Marsica, e proseguendo per Carsioli (Civita di Oricola, presso Carsoli) e Jibur (Tivoli) sulla via Tiburtina Valeria o per Reate, raggiunta da Alba Fucens attraverso la via Quinzia. Ancora negli Anni Trenta del Novecento, i braccianti che da Navelli e dai borghi posti a est dell'Aquila si recavano a piedi nella campagna romana per motivi di lavoro, passavano per le Rocche. Gli Amiternini infine, residenti nei dintorni dell’odierna L’Aquila e nell’Alta Valle dell’Aterno, dalla prima età repubblicana erano serviti dalle vie Caecilia e Salaria per andare sia a Roma che al mare Adriatico. Per realizzare ex novo e/o ammodernare la rete stradale di cui si sono servite le genti vestine al di qua e al di là della catena del Gran Sasso, lo stato romano ha impiegato tantissimo tempo: dal IV secolo avanti Cristo al I dopo Cristo, con l’ultimazione della via Claudia Valeria nel 49 dopo Cristo. Lo studio si ripromette di dare un contributo alla ricerca storica, che spero utile e costruttivo, esprimendo ipotesi innovative circa i percorsi della via Claudia Nova, della via Poplica Campana e della via pubblica Aveia-Alba Fucens, nonché di articolare in modo parzialmente diverso rispetto a precedenti studi il formarsi del sistema viario antico nella Media Valle dell’Aterno».