Stragi nazifasciste, verità da ricercare

8 Settembre 2019

Organizzato dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione intitolata al reporter. Premiata la classe V di Canistro 

L’AQUILA. Mantenere viva la memoria è un dovere irrinunciabile. Cercare la verità, fare giustizia, rendere omaggio alle vittime innocenti delle tante stragi nazifasciste avvenute in Abruzzo e in Italia fra il 1943 e il 1945 è certo un compito dei giudici e degli storici ma anche, se non soprattutto, dei giornalisti.
È stato grazie a un giornalista dell'Espresso, Franco Giustolisi, che l'Italia scoprì, all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, le atrocità compiute dall'esercito tedesco.
LA RIVELAZIONE. I fascicoli che contenevano nomi e cognomi dei responsabili delle uccisioni erano stati “cestinati” nel 1960 dalla procura militare di Roma, con una procedura illegittima: “archiviazione provvisoria”, che non esiste nel nostro sistema giudiziario.
I fascicoli furono chiusi in un armadio (con le porte rivolte verso un muro) e solo grazie all'inchiesta giornalistica di Giustolisi molti processi, se pur a fatica e fra mille ostacoli e contraddizioni, sono stati celebrati, anche se quasi nessuno dei colpevoli è finito in galera.
I numeri degli eccidi nazifascisti sono impressionanti: più di 10.000 civili uccisi in Italia, quasi mille solo in Abruzzo.
IL DIBATTITO. Di questo, ma non solo, si è parlato ieri mattina, nel corso di un incontro che si è svolto nella sede dell'Ance, sul tema: “La memoria d'Abruzzo: la Resistenza e le stragi nazifasciste, giornalismo investigativo, obiettivo verità”, organizzato dall'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo e dall'Associazione Archivio Giustolisi onlus, che promuove il Premio Giustolisi, il cui atto finale si terrà nella sede del Senato (che ha sempre dato massimo appoggio all'iniziativa) fra qualche settimana.
Hanno preso parte all'evento Livia Giustolisi, figlia di Franco, Lucia Visca (ex caporedattore del quotidiano il Centro), Luigi Vicinanza (già direttore del Centro), Stefano Pallotta, presidente dell'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo, Virginia Piccolillo, del Corriere della Sera, il sindaco di Roccaraso Francesco Di Donato.
STRAGE DI LIMMARI. Roccaraso è il Comune nel cui territorio si trova Pietransieri dove, in località Bosco di Limmari, nel novembre del 1943, i soldati tedeschi trucidarono 128 persone inermi, di cui 60 donne, 34 bambini al di sotto dei 10 anni e molti anziani. Il sindaco ha ricordato che il Comune di Roccaraso in anni recenti ha fatto causa alla Germania, ottenendo (ma purtroppo solo sulla carta) un risarcimento di 10 milioni di euro.
PARCO DELLA PACE. Il primo cittadino ha però un sogno nel cassetto: la creazione di un Parco della Pace per il quale rappresentanti dell'ambasciata tedesca in Italia si sono detti disponibili a contribuire (al di fuori naturalmente della vicenda giudiziaria).
Un aiuto prezioso dovrebbe giungere anche dalla Regione Abruzzo.
PREMIO AI RAGAZZI. La vera sorpresa della mattinata sono stati i ragazzi della classe V della scuola primaria di Canistro (accompagnati dalla maestra Franca Lucidi) che hanno realizzato uno “Speciale Tg smile alla ricerca della verità”.
Il video, che ha ricevuto il Premio Giustolisi, è un bellissimo reportage giornalistico. I giovanissimi reporter hanno raccontato con grande passione e con un montaggio avvincente la storia di Mario e Bruno Durante, fratelli che abitavano a Meta, nel comune di Civitella Roveto (la loro cugina, Concetta, è la mamma di Livia Giustolisi, deceduta poco prima di incontrare i ragazzi di Canistro per una intervista).
I FRATELLI DURANTE. Entrambi i fratelli Durante furono uccisi dai tedeschi, perché si rifiutarono di fare la “spia” e non rivelarono quello che sapevano sull'altro loro fratello, Faustino e sulla Resistenza e i suoi attivisti.
Un servizio giornalistico da far vedere in tutte le scuole d'Italia. Un segno che le nuove generazioni sono sensibili a un tema che troppo spesso viene relegato fra “le inutili cose del passato”, mentre invece, come hanno sottolineato tutti i relatori, «sono vicende che devono restare scolpite per sempre nella memoria degli italiani».
E in questo, il giornalismo può fare moltissimo.
Franco Giustolisi è stato un esempio che, soprattutto molti giovani che si avvicinano alla professione, dovrebbero seguire.
©RIPRODUZIONE RISERVATA