«Stranieri? Il problema è la malavita»

22 Novembre 2017

De Santis (Idv): gli immigrati stabiliti in città da gennaio sono 437, ma gli italiani “sospetti” provenienti dal Sud sono 565

L’AQUILA. «La questione degli stranieri che fanno richiesta di residenza è solo una parte del problema. E forse la minore. La polpa, invece, è nelle 565 richieste, cifra destinata a salire entro fine anno, degli italiani che vogliono venire a stabilirsi all’Aquila. E l’aspetto più preoccupante è che si tratta di persone per il 50% single e disoccupate. E provenienti dal Sud Italia, dalla Campania, Puglia, Calabria, da città come Napoli, Nola, Caserta, con il serio rischio di infiltrazioni mafiose e camorristiche».
Lelio De Santis, consigliere comunale Idv, rincara la dose sul fenomeno che si sta verificando all’Aquila: a una fuga, negli ultimi 4-5 anni, di giovani, per la maggior parte laureati, che lasciano il capoluogo di regione e emigrano in altre città del Nord Italia o all’estero. Sono oltre 4.000, a fronte dell’arrivo, da un anno a questa parte, di una richiesta di residenza all’Aquila pari a 1.000 domande, dallo scorso gennaio, destinate a diventare 1.100 per fine 2017. Solo dal 2 al 20 novembre sono state inoltrate al servizio Anagrafe e Stato civile del Comune 55 domande di residenza. «L’Aquila si sta impoverendo a livello culturale, con la fuga di persone che possono pensare e rappresentano il futuro della città, mentre in cambio c’è l’arrivo di manovalanza spesso sospetta. E il sospetto viene da una semplice domanda, che tutti dovrebbero porsi, a comincare dal sindaco Pierluigi Biondi», afferma De Santis. E la domanda è questa: «Cosa vengono a fare all’Aquila persone dal Sud Italia, disoccupate, senza titolo di studio e senza grandi prospettive di lavoro, visto che da noi c’è una forte crisi occupazionale? La risposta è: criminalità organizzata. E su questo aspetto chiamo a una maggiore attenzione e controllo in primis il Comune; poi la prefettura, le forze dell’ordine; e anche l’Ance, l’Associazione costruttori, che deve sensibilizzare i suoi associati. Perché queste persone, disoccupate, vengono chiamate principalmente dalle imprese, dalle varie ditte che operano in città per la ricostruzione».
Ma perché la malavita organizzata sarebbe interessata a far arrivare in città queste persone? «Intanto per avere un maggiore controllo proprio sulla città. Ma poi perché sono persone che possono essere pagate in nero. Per avere la residenza basta farsi ospitare da un amico, dare un indirizzo, e il gioco è fatto», sostiene De Santis.
«Per queste persone che arrivano con il cambio di residenza, la prospettiva non è tanto quella di avere una casa nel Progetto Case o nei Map; questo può essere un secondo passaggio. Il primo è la chimera del lavoro: non dimentichiamo», sottolinea il consigliere dell’Idv, «che L’Aquila rappresenta il più grande cantiere d’Europa. Però c’è un’altra domanda: c’è stato un altro grande terremoto, che ha interessato il Lazio (Amatrice), l’Umbria e le Marche. Perché non fanno richiesta di residenza anche lì? E questo è sospetto».
«Ecco perché chiedo che vengano eseguiti dei controlli accurati su chi sono queste persone che vogliono stabilirsi all’Aquila e perché». De Santis sostiene che bisogna “leggere” dietro ogni nome: da dove proviene, qual è la famiglia. Occorre chiedere più informazioni. Invece noi di queste persone non sappiamo nulla, né degli italiani, né tanto meno degli stranieri».
«Per quanto riguarda questi ultimi, in maggioranza provengono dal Nord Italia, ma anche dalla romania e dall’Albania e in minima parte dalla Macedonia, sono attirati dalla prospettiva del “Cantiere più grande d’Europa”. Presenterò una denuncia alla Guardia di finanza, non per fare la guerra a qualcuno, ma per ripristinare la legalità. E all’Ance dico», conclude De Santis, «che deve controllare le ditte associate, perché spesso sono loro che chiamano la manovalanza da fuori».
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