Straordinari non pagati per neve e sisma

1 Marzo 2017

I dipendenti del Comune hanno trovato la “sorpresa” in busta paga. I sindacati pronti alla protesta

L’AQUILA. Sono pronti alla mobilitazione, i dipendenti del Comune, ai quali non è stato pagato il lavoro straordinario svolto nel mese di gennaio, durante la doppia emergenza neve e terremoto.

La Uil-Fpl e le Rsu diffidano l’amministrazione all’immediato pagamento delle spettanze, annunciando nei prossimi giorni un’assemblea plenaria di tutto il personale per decidere le forme di lotta da intraprendere. «I dipendenti del Comune dell’Aquila, con spirito di sacrificio, spiccato senso del dovere e abnegazione», afferma il segretario della Uil-Fpl Simone Tempesta, «hanno fronteggiato nel mese di gennaio l’emergenza neve e quella del terremoto, garantendo servizi essenziali a tutta la cittadinanza, mentre gli uffici erano chiusi. Dopo aver ricevuto gli elogi del sindaco e dell’assessore al Personale, sono rimasti fortemente delusi nel constatare che in busta paga non vi era il giusto riconoscimento economico per le ore di straordinario prestate».

I lavoratori, «indignati dall’atteggiamento estremamente passivo dell’amministrazione comunale», hanno quindi chiesto alle organizzazioni sindacali di attivarsi, anche con forme di protesta eclatanti, per dare risalto alla problematica.

«Stanchi di essere additati come nullafacenti», aggiunge Tempesta, «intendono rivendicare il loro ruolo di struttura portante dello Stato. I dipendenti, nella fattispecie quelli del Comune, garantiscono, all’unisono con le altre amministrazioni pubbliche, i servizi che vengono erogati a tutti i cittadini ed è soprattutto nei momenti di difficoltà che è più evidente il valore del loro lavoro. In quelle pesanti giornate di gennaio, che tutti ricordiamo, hanno garantito la circolazione sulle strade, hanno permesso a tutti di poter uscire di casa gestendo le necessarie vie di fuga, hanno allestito centri di accoglienza ed effettuato sopralluoghi, abbandonando le proprie famiglie per svolgere il proprio dovere, senza aspettarsi nessun ringraziamento».

«Per questi motivi», conclude Tempesta, «non è tollerabile che vengano umiliati e denigrati con il ritardo nel pagamento delle voci stipendiali, che già in modo esiguo indennizzano il disagio cui sono soggetti».(r.s.)

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