Stroncato da un infarto durante un’escursione

Trasacco, vittima l’alpino Tonino Colangelo colto da malore alle Gole di Celano La tragedia è avvenuta davanti ai suoi due figli, inutile il trasporto con il 118
TRASACCO. Settantadue anni vissuti nel segno dell’attivismo fatto di sport, di volontariato e di impegno civile. Questo era Antonio (Tonino per tutti, conoscenti e non) Colangelo, di Trasacco, morto domenica scorsa per un infarto che lo ha fatalmente colpito mentre faceva un’escursione con due dei quattro figli e con un gruppo di amici, alle Gole di Celano, in territorio del Comune di Ovindoli. I funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella basilica intitolata ai santi Rufino e Cesidio, a Trasacco, officiata dal parroco don Francesco, in una chiesa piena di gente e di amici che hanno voluto tributargli l’ultimo saluto. Nell’orazione funebre il parroco, in particolare, ha sottolineato la bontà d’animo, la mitezza di spirito e la passione sportiva di Tonino Colangelo che in passato è stato un pilastro della locale squadra della Fucense, quando essa militava in Promozione, ma anche appassionato di montagna che frequentava quasi tutti i giorni come cacciatore e come ex alpino. Domenica scorsa aveva partecipato all’escursione con i due figli alle Gole di Celano, una delle bellezze ambientali più rinomate dell’Appennino centrale. A un tratto è caduto a terra. I figli immediatamente hanno cercato di rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Anche i medici giunti sul posto si sono prodigati per farlo rinvenire. Ha perso subito coscienza e non si è più ripreso fino all’ospedale dell’Aquila dove ha cessato di vivere subito dopo il suo arrivo.
A Trasacco era molto conosciuto non solo per le sue passioni sportive: era molto attivo nel volontariato. Intensa la sua partecipazione per la sistemazione dell’area dove sorge la statua della Madonna Pellegrina, a mezza costa della montagna che sovrasta il paese. Così come si ricorda la sua attività nelle giornate ecologiche per la ripulitura da immondizie di ogni genere di angoli del paese. Sui social sono state pubblicate molte fotografie . Una, in particolare, lo ritrae mentre traina – primo di una cordata di cinque persone – fune in spalla, una carriola lungo le pendici della montagna per trasportare cemento e altro materiale per i lavori alla statua della madonna. Molti i colleghi dell’Arssa che lo ricordano. Aveva cominciato a lavorare quando ancora si chiamava Ente Fucino e vi è rimasto fino al raggiungimento della pensione. La misura del rispetto e dell’ammirazione delle persone che conosceva e degli abitanti di Trasacco è dato dalle centinaia di commenti di cordoglio postati in rete.
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