Strutture alberghiere, troppe cancellazioni si rischia il tracollo
«La soglia di allarme si è alzata. Anche per quanto riguarda il settore alberghiero e della ristorazione, la seconda ondata di coronavirus sta colpendo duro, con riflessi negativi tra gli operatori».M...
«La soglia di allarme si è alzata. Anche per quanto riguarda il settore alberghiero e della ristorazione, la seconda ondata di coronavirus sta colpendo duro, con riflessi negativi tra gli operatori».
Mara Quaianni, presidente provinciale di Federalberghi L’Aquila e proprietaria di un agriturismo, si dice «fortemente preoccupata per la psicosi e la pressione psicologica che stanno dilagando in città. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le disdette», afferma, «non siamo di fronte ad un lockdown imposto dal Governo, ma ad un vero e proprio “fermo produttivo” a cui saranno costretti gli albergatori e i ristoratori, che dovranno chiudere momentaneamente, di loro iniziativa, le attività per mancanza di clientela. E di conseguenza, rispetto allo scorso mese di marzo, senza neppure poter usufruire di alcun aiuto o ristoro economico da parte dello Stato». Le poche prenotazioni nelle strutture ricettive aquilane sono state, in buona parte, cancellate a causa del timore crescente di contagi da coronavirus.
«È una situazione difficilissima», ammette Quaianni, «che porterà al rischio di chiusura totale di molte attività che non avranno più le risorse necessarie per poter riprendere il lavoro. Le precauzioni sono indispensabili, ma si deve studiare il modo di tenere in vita le categorie produttive del territorio, per evitare un tracollo economico senza ritorno, in un provincia che si stava risollevando con grande fatica». (m.p.)
Mara Quaianni, presidente provinciale di Federalberghi L’Aquila e proprietaria di un agriturismo, si dice «fortemente preoccupata per la psicosi e la pressione psicologica che stanno dilagando in città. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le disdette», afferma, «non siamo di fronte ad un lockdown imposto dal Governo, ma ad un vero e proprio “fermo produttivo” a cui saranno costretti gli albergatori e i ristoratori, che dovranno chiudere momentaneamente, di loro iniziativa, le attività per mancanza di clientela. E di conseguenza, rispetto allo scorso mese di marzo, senza neppure poter usufruire di alcun aiuto o ristoro economico da parte dello Stato». Le poche prenotazioni nelle strutture ricettive aquilane sono state, in buona parte, cancellate a causa del timore crescente di contagi da coronavirus.
«È una situazione difficilissima», ammette Quaianni, «che porterà al rischio di chiusura totale di molte attività che non avranno più le risorse necessarie per poter riprendere il lavoro. Le precauzioni sono indispensabili, ma si deve studiare il modo di tenere in vita le categorie produttive del territorio, per evitare un tracollo economico senza ritorno, in un provincia che si stava risollevando con grande fatica». (m.p.)

