Studentato, 20 fuori sede a rischio sfratto

Sono quelli già insediati nel complesso Il Moro. E l’ex direttrice Adsu si scaglia contro la presidente
L’AQUILA. Sono 20 gli studenti universitari fuori sede che ora rischiano lo sfratto. Sono quelli che hanno accettato la prima assegnazione dell’alloggio e si sono insediati nello studentato del complesso il Moro, su convocazione dell’Azienda per il diritto agli studi universitari dell’Aquila (Adsu) e in virtù della graduatoria del 29 settembre revocata dalla presidenza. Gli stessi posti letto sono stati inclusi dall’Adsu nel bando di gara per la residenzialità studentesca pubblicato il 6 ottobre con decreto firmato dalla presidente Eliana Morgante e scaduto domenica. L’azienda ha preferito lasciare che gli stessi ragazzi dessero il proprio consenso scritto ad essere sfrattati piuttosto che escludere dalla gara gli alloggi già concessi.
«Sono stati convocati in molti per l’assegnazione degli appartamenti del Moro, ma quasi tutti hanno rifiutato per la confusione tra la graduatoria già in essere e il nuovo bando», spiega Martina Fusari, esponente della Unione degli universitari L’Aquila (Udu) ed ex componente del consiglio di amministrazione dell’Adsu stessa. «Con l’Udu abbiamo chiesto all’Adsu di evitare di includere i posti letto già assegnati», continua Fusari, «abbiamo anche provato più volte a contattare la presidente Morgante tramite email, ma non abbiamo ricevuto risposta». Da quanto appreso, praticamente tutti gli studenti universitari nella prima graduatoria hanno in ogni caso partecipato al bando del 6 ottobre, inclusi quelli già stabilitisi al Moro.
Nel frattempo, all’interno dell’Adsu le incomprensioni sono anche legali. L’ex direttrice dell’azienda, Paola Di Salvatore, dichiara in una nota «di non aver mai intrapreso alcun contenzioso stragiudiziale nei confronti dell’ente», questo nonostante l’Adsu si sia già affidata a un legale. Di Salvatore solleva inoltre le sue perplessità riguardo la scelta di Morgante di avocare a sé i poteri amministrativi, ritenendo «l’avvenuta sostituzione del ruolo direttoriale con il livello politico apicale del tutto contrastante con il principio di separazione tra funzione di indirizzo politico e funzione di gestione amministrativa sancito dalla legge Bassanini e da quelle ad essa succedutesi sia nell’ambito delle fonti nazionali che regionali», continua Di Salvatore. «Auspico un pronto intervento delle autorità delegate alla vigilanza e al controllo, prima tra tutte la commissione regionale di Vigilanza». Il riferimento è alla riunione della commissione consiliare prevista per domani, con tanto di audizione di tutti i vertici dell’Adsu e del direttore generale della Regione Antonio Sorgi, ma ieri rinviata a data da destinarsi.
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