Studente e agricoltore scrive al ministro
AIELLI. «Caro ministro Bellanova, se vuole mettere in campo una vera misura a portata dell'agricoltura italiana, inizi col far rientrare i nostri operai di fiducia prima che sia troppo tardi, quelli...
AIELLI. «Caro ministro Bellanova, se vuole mettere in campo una vera misura a portata dell'agricoltura italiana, inizi col far rientrare i nostri operai di fiducia prima che sia troppo tardi, quelli che per le aziende agricole del Bel Paese rappresentano una garanzia e un punto di forza indiscussi». A scrivere una lettera aperta al ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, è Antonello Gualtieri, 27 anni, studente universitario alla Facoltà di Agraria a Perugia e da dieci anni operaio nell’azienda agricola di famiglia, con sede ad Aielli. «Si tratta di 250 mila operatori del settore bloccati, di cui il Fucino e l’Italia hanno un impellente bisogno. L’ostacolo del coronavirus può essere abbattuto facilmente, basta far osservare a tutti il necessario periodo di quarantena nei propri domicili, prima di tornare a lavorare nei campi», aggiunge lo studente marsicano.
«Non entro nel merito della proposta di regolarizzazione dei clandestini, ma è bene ribadire», prosegue Antonello Gualtieri, «che per lavorare bene in agricoltura c’è bisogno di volontà, passione, ma anche esperienza e fiducia. È vero che ci sono migliaia di aziende agricole in difficoltà, a causa della mancanza di manovalanza, ma di certo non sarà il primo uomo in cerca di un impiego a mitigare o risolvere il problema. Nelle imprese avviate come la mia c’è bisogno di operai specializzati, personale con esperienza, dipendenti che abbiano conseguito la patente di guida per i mezzi agricoli e attestati per la sicurezza sul lavoro. Agricoltura non è più raccogliere i pomodori sotto il sole cocente per qualche euro al giorno», prosegue Gualtieri.
«Dagli anni Settanta, signor ministro, il mondo è completamente cambiato e il settore agrario si è evoluto in maniera esponenziale. Inoltre, sono molto dispiaciuto per il fatto che in questi giorni sta passando un messaggio distorto rispetto al settore agricolo, che vorrei poter smentire. Non tutti gli agricoltori italiani sono dei “caporali”, quindi, non faccia di tutta l’erba un fascio. Il Paese è pieno di aziende serie che assumono e regolarizzano i propri dipendenti, investono nella loro formazione e instaurano con loro un rapporto di fiducia e stima reciproca, che si consolida nel tempo. Vorrei rivolgere un appello a tutti gli imprenditori agricoltori, affinché possano unirsi e alzare la voce, prima che sia troppo tardi per i raccolti. Non possiamo restare a guardare: è ora di farsi sentire».
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