Studentessa “salvata” dalle onde magnetiche

Esclusa per non aveva risposto alla domanda «Perché il cielo è azzurro» Il Tar l’ha riammessa a Fisioterapia: «Il quesito non era nel programma»
L’AQUILA. Sul fatto che facciano male alla salute, la scienza non si è ancora pronunciata in maniera definitiva; di certo, le onde elettromagnetiche hanno salvato la carriera universitaria di una studentessa marchigiana, riammessa in sovrannumero al corso per Fisioterapisti. La storia ha origine nel 2014, quando M.G.C. (rappresentata dagli avvocati Mario Perugini e Luigi Pianesi, con domicilio eletto presso avvocato Luca Meogrossi), partecipa al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie bandito dall’università degli studi dell’Aquila, per complessivi 70 posti. All’esito della prova, consistente nella soluzione di 60 quesiti su argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica, la ragazza si posiziona all’80° posto della graduatoria, con un punteggio di 61,80 per non aver risposto alle domande numero 59 e 60. Quesiti che, secondo la ricorrente, non erano previsti nel programma della selezione. In particolare, con la domanda 60, ai candidati si chiedeva “Perché il cielo è azzurro?”. Bella, quasi poetica, ma la poesia stavolta non c’entra nulla. La domanda, infatti, come ha stabilito il perito nominato dal tribunale, «richiede che si studi l’interazione delle onde elettromagnetiche con la materia, per lunghezze d’onda nella componente visibile dello spettro elettromagnetico». Per chi non possiede conoscenze specifiche, i comuni “mortali”, è roba da mal di testa, e oltretutto la materia non era presente nel bando di concorso. La prova, dunque, sostenevano i legali della ragazza, si era svolta in violazione della lex di gara e della par condicio, considerato che se la studentessa avesse risposto in maniera corretta (e non aveva risposto affatto), si sarebbe posizionata utilmente in graduatoria. L’università, nel costituirsi in giudizio, aveva chiesto di rigettare il ricorso, ma il Tar, già in sede cautelare, aveva deciso di ammettere la studentessa con riserva. I due quesiti, anche secondo i magistrati del Tar Abruzzo, non erano pertinenti e avevano portato a un’erronea attribuzione del punteggio. La studentessa, tuttavia, non ha chiesto al Tar di annullare l’intera graduatoria, nella consapevolezza della necessità di salvaguardare la posizione degli altri candidati, per evitare che il rimedio a un’ingiustizia si trasformasse in un’altra ingiustizia, ancora più grave. Ha chiesto però di essere iscritta in sovrannumero al corso di fisioterapista, e i giudici (presidente Antonio Amicuzzi, consigliere Paolo Passoni, estensore Maria Abbruzzese), non hanno avuto nulla in contrario, tanto da ritenere il ricorso fondato. Le spese di lite sono state compensate.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

