Studenti-ambasciatori alle Nazioni Unite

I Licei Classico e Scientifico a New York per parlare di diritti umani, risorse idriche e sicurezza del cibo
AVEZZANO. «È stata un’esperienza suggestiva e culturalmente stimolante, poiché abbiamo avuto modo di confrontarci su tematiche socio-politiche in veste di ambasciatori», afferma Federica Taborra, studentessa del Liceo Classico di Avezzano. Federica, insieme ad altri ragazzi della sua stessa scuola e del Liceo Scientifico, ha avuto la possibilità di partecipare ad un meeting internazionale di studenti che ha per oggetto la simulazione del meccanismo di funzionamento degli organi delle Nazioni Unite. Tutto ciò grazie alla collaborazione tra i Licei di Avezzano e l’associazione Diplomatici. La cerimonia d’apertura, svoltasi nell’Assemblea generale del segretariato delle Nazioni Unite, è stata presieduta da Letizia Moratti e Marco Tardelli, che hanno espresso le loro considerazioni sul progetto. Ovviamente tutto rigorosamente in lingua inglese.
Federica, in che modo si articola il progetto e quali sono le finalità?
«Il progetto si chiama Change the World Model United Nations New York City e si è svolto dal 19 al 25 marzo 2015 nella città di New York. È il più prestigioso tra gli eventi legati al Cwmun World Program: vi hanno partecipato circa 1.800 studenti provenienti da 90 Paesi diversi. Ognuno di noi ha lavorato in qualità di ambasciatore di uno degli Stati membri e aveva il compito di trovare e proporre una soluzione che risolvesse la problematica che accomunava tutti i Paesi e di farla riconoscere come la migliore. Il tema principale della conferenza era: Diritti umani, risorse idriche, energia e sicurezza del cibo, in relazione ai temi trattati alla vigilia di Expo».
Una responsabilità niente male: come l’avete vissuta?
«Lo scopo era quello di aumentare il nostro senso di responsabilità. Inoltre, la possibilità di confrontarci con studenti che vengono da ogni parte del mondo è stata molto affascinante, perché ci ha aiutato a crescere, entrando a contatto con le diverse tradizioni dello Stato assegnatoci, che ovviamente non era il Paese di appartenenza, è stato molto significativo. Ultimo, ma non meno importante, convincere i nostri partner stranieri a considerare la nostra soluzione la migliore difendendo le nostre posizioni e viceversa. È stata una bella sfida».
Claudia Lucci
Giorgio Lupi
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