Studenti sfrattati in corteo «Ridateci la nostra scuola»

In 300 con slogan e striscioni: sì all’ipotesi Pratola, ma vanno fatti subito i lavori Incontro col sindaco e nuove accuse alla Provincia: preoccupazioni inascoltate
SULMONA. «Ridateci la nostra scuola». «La scuola nella nostra città». Lo hanno urlato a tutti ieri mattina sfilando in corteo tra le vie della città. A preside, a politici e ai cittadini, con i loro cartelli e con gli striscioni preparati per l’occasione. Un messaggio chiaro e deciso quello che i circa 300 studenti dell’Istituto tecnico commerciale e per Geometri hanno lanciato alla città e alle istituzioni. Al loro fianco hanno sfilato anche delegazioni delle altre scuole cittadine e tutti insieme hanno contestato la decisione della Provincia di trasferire la “De Nino” e la “Morandi” all’Istituto tecnico industriale di Pratola.
Una protesta pacifica ma decisa e alla fine i ragazzi hanno voluto incontrare il sindaco della città per capire se ci sono spiragli per evitare il trasferimento e quali impegni si sta assumendo per far tornare le scuole al più presto in città. Lo hanno incontrato al termine del corteo, sotto la statua di Ovidio.
«Abbiamo chiesto al sindaco che si impegni con la Provincia per velocizzare i lavori» ha detto Giuseppe Di Natale, in rappresentanza degli studenti “traslocati”. «Vogliamo una nostra sede e che sia adeguata alle esigenze dei nostri corsi scolastici. Siamo disponibili ad andare a Pratola, ma i lavori devono essere fatti in maniera rapida in modo da consentire di tornare entro qualche mese nella nostra scuola», gli ha fatto eco Luca Di Lorenzo. Al fianco degli studenti anche alcuni genitori.
Determinato anche il sindaco, Peppino Ranalli, nel ribadire la sua contrarietà al trasferimento dei ragionieri e dei geometri. Anche davanti ai ragazzi il primo cittadino si è detto convinto che «le tre proposte da lui avanzate nel vertice in prefettura potevano essere delle buone soluzioni in attesa della messa in sicurezza dell’ala della scuola che non è stata sequestrata dalla magistratura e che ospitava, fino all’altro giorno, sia i ragionieri che i geometri».
Il timore del sindaco, manifestato anche ai genitori degli studenti, è che la situazione da temporanea possa diventare definitiva.
«Non si prende una decisione così in 24 ore», ha detto Ranalli, puntando il dito contro i vertici della Provincia, Antonio Del Corvo e Antonella Di Nino, e contro il dirigente scolastico, Massimo Di Paolo. «sono convinto che se il problema fosse stato affrontato in tempo e con più razionalità, non saremmo arrivati a questa situazione: una soluzione qui a Sulmona possiamo trovarla». Ranalli ha poi rivelato di aver scritto in tempi non sospetti a Regione, Provincia e dirigenza scolastica manifestando perplessità e preoccupazione sulla sicurezza dell’edificio. Era il mese di marzo quando il Comune ha ricevuto ampie rassicurazioni sull’agibilità della scuola. «Se avessi saputo che ci sarebbe stato qualche problema il Comune sarebbe intervenuto subito», incalza il sindaco, «non ce l’hanno permesso così come hanno fatto nel summit in prefettura dove abbiamo trovato una chiusura ostinata alle nostre tre soluzioni».
Questa mattina si torna a discutere del trasferimento: dalle 10 nell’aula magna del Liceo scientifico si terrà una conferenza con i vertici della Provincia e con il preside Massimo Di Paolo. I genitori vogliono che sia presente anche il sindaco per capire se ci sono i margini per poter restare ancora a Sulmona.
Claudio Lattanzio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

