Stupro ad Avezzano. La minore: «Ero consenziente, nessuna violenza»

La ragazza ha parlato agli inquirenti il giorno successivo: arresto convalidato, ma il giovane torna libero. Il giallo del video
AVEZZANO. «Ero consenziente». Sono le clamorose dichiarazioni rese dalla 16enne ai carabinieri il giorno successivo all’arresto del giovane egiziano con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Ammissioni che hanno esercitato un peso sulla decisione del gip di scarcerare il 21enne indagato, rispetto al quale non esistono al momento elementi tali da ritenere necessaria la detenzione in carcere. Dal video acquisito dalla Procura, girato dai residenti intervenuti sul luogo della presunta violenza, che sin dal primo momento ha rappresentato un elemento chiave ai fini delle indagini, a detta del giudice non emergerebbero condotte violente o aggressive da parte del giovane. Ma solo tentativi di approcci sessuali che non ricevono un netto rifiuto da parte della minore, che appare in stato di ebbrezza. Per questo è stato scarcerato. Ieri, in sede di udienza di convalida, lo stesso pm ha riformulato la richiesta, ipotizzando una misura cautelare domiciliare.
gli sviluppi
Nel corso dell’udienza il giovane ha risposto alle domande del giudice chiarendo la propria posizione rispetto alla ricostruzione fatta dagli inquirenti. Ha rivelato di conoscere la vittima, alla quale lo legherebbe una relazione sentimentale cominciata circa due mesi fa. Come confermato dalla stessa 16enne ai militari nel corso dell’interrogatorio del 5 giugno scorso. Sul reato contestato al 21enne e sulla dinamica degli eventi, l’avvocato nominato d’ufficio, Antonello Santilli, ha preferito non esporsi: «Quanto accaduto troverà riscontro nel corso del processo, posso solo dire che non è questa una storia di mancata integrazione. Il mio appello è a non esasperare i toni politici della vicenda. Non può essere una caccia all’uomo nero». Sotto il profilo giudiziario la palla passa ora al pubblico ministero titolare del caso. Conclusa la fase delle indagini preliminari dovrà stabilire se esercitare l’azione penale.
Sull’ordinanza di convalida, il giudice ritiene legittimo l’arresto dell’indagato. Ribadisce che si procede per un reato grave, per il quale la legge prevede l’arresto obbligatorio in flagranza e per cui lo Stato agisce d’ufficio. All’epoca dei fatti ricorrevano - è scritto agli atti, tutti gli elementi per ipotizzare quel reato, oltre alla “quasi-flagranza”, poiché l’indagato, subito dopo aver commesso il fatto, è stato seguito da un testimone (il residente di via Kolbe) che non lo ha mai perso di vista fino all’intervento delle forze dell’ordine. Al 21enne si contesta la violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e dalla minorata difesa. Sul tavolo della Procura e a carico dell’indagato una serie di elementi che hanno portato all’apertura di un fascicolo. In primis le dichiarazioni dei testimoni, un padre di famiglia arrivato in Italia anni fa dalla Romania e sua moglie. «Ho visto dalla finestra della mia camera il giovane che trascinava la ragazza per il braccio. A quel punto sono sceso in strada. Quando mi ha visto, lui ha cominciato a dirmi che erano amici. Ma lei era scoperta», ha dichiarato alle telecamere del Tg 1. La donna, invece, agli operatori ha riferito di aver visto il giovane «trascinare con la forza la ragazza e abusare sessualmente di lei, nonostante i tentativi della vittima di divincolarsi, fortemente limitati dallo stato di alterazione».
Vi è poi il referto rilasciato dai medici del pronto soccorso di Avezzano al momento delle dimissioni dell’adolescente. «Violenza sessuale da parte di persona nota», risulta sul documento. Nel corso della consulenza clinica, la giovanissima era apparsa in stato confusionale. Gli abiti di entrambi sono stati sequestrati e consegnati alla scientifica. Subito dopo l’udienza di convalida, l’indagato ha nominato un avvocato di fiducia. Si tratta di Luigi D’Ignazio, che ha voluto ribadire la delicatezza del caso e il pericolo che le strumentalizzazioni politiche possano esasperare gli animi e travisare il senso di “giustizia”, così come è garantito dalla Legge. «Non sono un esperto di politica. Ma sono certo che i processi vadano affrontati in tribunale, a tutela del principio d’innocenza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

