Subappalti, ditte in crisi

14 Marzo 2017

La Sertech nel mirino delle piccole imprese: subito i pagamenti o la parola ai giudici

L’AQUILA. La crisi di liquidità della Sertech, colosso del mattone che ha acquisito importanti lavori nella ricostruzione, sta mettendo in seria crisi una trentina di subappaltori e fornitori. Il gruppo imprenditoriale veneto vanta una serie di consistenti crediti anche per lavori effettuati al Nord, ma al momento la situazione non si sblocca. La Sertech negli anni scorsi è subentrata a un’altra ditta, la Palomar, e si occupa dei lavori in una trentina di edifici danneggiati dal terremoto, ma i casi oggetto di contestazioni sono meno. Una situazione in ebollizione da mesi e che ora sta evolvendo nella direzione temuta in chiave di crisi economica e posti di lavoro a rischio.

IN TRIBUNALE. La conseguenza di questa situazione è inevitabilmente l’avvio di procedure in tribunale per avere questi soldi o, perlomeno, provarci. Ecco, dunque, lo spuntare di decreti ingiuntivi, alcuni in fase di notifica, come pure di richieste stragiudiziali inoltrate da alcuni avvocati finora inevase. Anche se, va detto, in qualche caso si è addivenuti a un accordo. Gli stessi subappaltatori e fornitori di opere, che già avevano accettato compensi con risicati margini di utile pur di lavorare, da un certo periodo non vedono più rispettati gli impegni nonostante intese di pagamento e rateizzazioni sottoscritte dalla medesima società ma in buona parte non rispettate. Ecco la ragione delle iniziative giudiziarie fermo restando il fatto che la Sertech, se inadempiente, lo è per motivi di forza maggiore: la crisi del settore.

CIRCOLARE. Uno spiraglio sembrava essere rappresentato da una circolare del Comune dell’Aquila che consentiva il pagamento diretto a favore dei subappaltatori ma non tutti i committenti vogliono aderire a tale modalità. Inoltre il fato che prima di procedere al pagamento diretto occorre che vi sia la prova del pagamento dei precedenti Sal, sta causando uno stallo delle erogazioni che sta mettendo a rischio la stessa sopravvivenza delle piccole imprese i cui titolari non escludono di interrompere i lavori se le cose non cambiano.

LE IMPRESE. «Siamo disposti a riprendere i lavori e non vogliamo paralizzare la ricostruzione, ma vorremmo che il nostro grido non sia isolato», osserva un gruppo di imprenditori che nei confronti di Sertech ha crediti per quasi 200mila euro in relazione a opere in più cantieri, «non possiamo con le nostre piccole realtà economiche sostenere noi i costi di una ricostruzione in cui gli appaltatori traggono profitti alle nostre spalle. Se la situazione non si sbloccherà saremo costretti a andare avanti nei contenziosi anche a rischio di dover fare le cause in Veneto. Aspettiamo che Sertech rispetti i propri impegni e i Comune vigili su questo stato di cose».

LE INDAGINI. A prescindere dalla Sertech, del tutto estranea a questo altro tema, sono state comunque avviate ormai da tempo delle indagini a tutela dei subappaltatori in qualità di anello debole della catena della ricostruzione: nel mirino pagamenti di Stati di avanzamento lavori (Sal) da parte del Comune ottenuti da imprese, anche di rilievo, con false autodichiarazioni di saldo delle spettanze a subappaltatori e fornitori, requisito necessario per lo sblocco di somme, spesso milionarie. La procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta su diversi casi di erogazione di Sal viziati da procedimenti non corretti che di fatto hanno messo in ginocchio molte piccole aziende ed artigiani che non hanno ricevuto per niente o in parte fondi per lavori fatti nell’ambito di interventi per la riparazione di immobili danneggiati dal terremoto. Indagini difficili per via della estrema complessità delle norme del post sisma che rende difficile l’accertamento.

E questo ha portato anche ad alcune archiviazioni.©RIPRODUZIONE RISERVATA