Sul punto nascita l’obiettivo è la deroga al numero dei parti

24 Marzo 2015

Ranalli sceglie la strada delle distanze chilometriche ma molti vogliono occupare l’aula del consiglio regionale

SULMONA. La battaglia in difesa del punto nascita sulmonese si gioca sulla cartina del centro Abruzzo, in cui le distanze che separano i vari paesi dagli altri ospedali della regione vengono elencati uno a uno. Sulla cartina consegnata ieri ai sindaci – durante l’assemblea in aula consiliare – delle sagome di neonati individuano gli ospedali dove si trovano i reparti Maternità. Il sindaco di Sulmona, Peppino Ranalli, e i colleghi del territorio scelgono ancora una volta la strada del dialogo, rinviando eventuali manifestazioni di protesta a una seconda fase, così come il ricorso al Tar per impugnare il decreto numero 10 che ha condannato a chiusura il reparto.

«La richiesta di deroga va inoltrata alla Regione, alla luce delle dichiarazioni del ministro Lorenzin», ha introdotto i lavori Ranalli, «che ha aperto uno spiraglio, anche se per nascite inferiori di poche decine alle 500. Ma noi, con i nostri studi, possiamo dimostrare che il numero dei parti è basso per i mancati investimenti degli ultimi anni sul reparto. La strada corretta è chiedere incontro col ministro. Nel momento in cui queste nostre richieste non verranno accolte organizzeremo una manifestazione pubblica».

Lo incalzano sulla necessità di tenere una linea più dura i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Nursind, che da una settimana tengono il presidio permanente davanti l’ospedale. «Questa battaglia non può avere colore politico», è intervenuto il consigliere regionale sulmonese Andrea Gerosolimo, «e invito tutti i sindaci ad attivarsi presso i loro riferimenti, perché c’è bisogno del voto di tutti. Io sono pronto ad assumere anche azioni forti nei confronti del consiglio regionale». Dopo i primi interventi, ha iniziato a scaldarsi la folta platea, composta da cittadini, personale sanitario, rappresentanti istituzionali, sindacali, delle associazioni di categoria e degli ordini professionali. In più occasioni dal pubblico rimasto in piedi sono arrivati incitamenti alla protesta. Raccoglie l’invito della platea, che lo applaude più volte, il consigliere comunale Luigi La Civita. «Noi dobbiamo mettere alle strette D’Alfonso», premette tra gli applausi, « è inutile andare coi sindaci a protestare. Bisogna occupare il consiglio regionale». Hanno ricentrato l’argomento lo studio dell’ex cardiologo dell’ospedale Luciano Fagagnini, su come sul totale dei parti solo la metà venga fatta a Sulmona, e l’esempio delle due deroghe concesse in Toscana su due reparti con 200 nascite, riportato dal responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato, Edoardo Facchini. A quel punto l'ex sindaco Franco La Civita, ha chiesto di intervenire: «La questione è politica. Ma se perdiamo la battaglia, l'ospedale diventerà un poliambulatorio. Se non si voterà la risoluzione siamo di fronte ad una presa in giro a cui si risponde con la mobilitazione». Speranze riposte, dunque, nella risoluzione d'urgenza che i consiglieri regionali di Forza Italia, Movimento cinque stelle, Abruzzo futuro e Ncd presenranno oggi in consiglio. Ma l'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, non lascia scampo: «Dopo dieci anni un ministro dice che stiamo per uscire dal commissariamento, confermando che la riorganizzazione dei punti nascita è propedeutica».

Federica Pantano

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