Sulle macerie spuntarono mega progetti

La storia dell’imprenditore che nei primi mesi del post terremoto partendo dal fondo Aq voleva rifare mezza città
L’AQUILA. Nei mesi successivi al sisma del sei aprile del 2009 l’interesse di molti imprenditori locali, e non, per L’Aquila fu altissimo. In tanti pregustavano appalti e lavori milionari, le macerie erano una sorta di paradiso terrestre per speculatori e avventurieri dal soldo facile. Le leggende (che poi forse tanto leggende non sono) raccontano di riunioni in cui imprenditori proponevano improbabili sedi universitarie a Bazzano nei pressi del progetto Case e Campus per un futuro radioso dell’Ateneo aquilano. Una sorta di “impazzimento” collettivo in un momento in cui tutto sembrava possibile. Chi non si nascose fu Antonio Napoleone, l’uomo d’affari di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, che con il fondo Aq che faceva capo a Europa risorse (dello stesso Napoleone) acquistò dai costruttori aquilani (alcuni dei quali riuscirono a piazzare edifici invenduti da anni e anche strutture che non erano state completate e che lo furono grazie ai fondi pubblici) decine e decine di appartamenti per poi affittarli agli sfollati a spese naturalmente dello Stato. Ma gli obiettivi di Napoleone erano anche altri.
In un articolo di fine 2009 a firma del collega Enrico Nardecchia è scritto: «Comprare Collemaggio (l’area ex psichiatrico, non la basilica). Costruire a ridosso delle aree Case per integrarle nel tessuto urbano. Eppoi fare un campus universitario alla Reiss Romoli. Questi i progetti sulla città dell’Europa risorse di Antonio Napoleone, pescarese, l’uomo dei fondi immobiliari. Napoleone, parlando davanti alla telecamera accesa di un free-lance a margine di un convegno, svela i progetti. Ecco la trascrizione contenuta nel dossier del comitato 3e32: “Ora vediamo di raccogliere i soldi con altri due fondi immobiliari che noi chiamiamo Aqr1 e Aqr2, con i quali vogliamo non comprare appartamenti da dare in affitto, bensì intervenire sulla ricostruzione direttamente. Cioè, comprare palazzi che gli aquilani vogliono vendere, rimetterli a posto e affittarli a chi ne ha bisogno; oppure intervenire su grandi progetti che noi abbiamo presentato al sindaco, delle idee nostre, non siamo noi che decidiamo cosa succede nella città, lo decidono le autorità ovviamente, ci sono dei bei progetti, uno su Collemaggio, un altro sul San Salvatore. Poi il dialogo si sposta sulle risorse a disposizione. Vengono citati i 490 milioni messi a disposizione dall’Inail. Il capo di Europa risorse aggiunge: “Noi speriamo di essere in pole position, però non è detto che li prendiamo noi ovviamente, però chiunque li prende venga all’Aquila, e questo è importante. Io sono sempre felice quando qualcuno dice “lo faccio io al posto tuo” ma all’Aquila, guarda, venissero tutti a fare perché c’è tanto di quel lavoro per aiutare questa città». Napoleone continua: “Io ho fatto una proposta al sindaco, gli ho detto: se noi convinciamo la Asl, ovvero la Regione Abruzzo, a vendere Collemaggio, a vendere oppure di fare un apporto in un fondo, cioè che ne resta proprietaria, e noi ci mettiamo i soldi per: lasciare qualche fabbricato e farlo più bello, qualcuno si demolisce e si fa, dopodiché tu ci dici, insieme al presidente della Regione, insieme a Gaetano Fontana, insomma tutti coloro che sono competenti per dirlo decidono: noi cominciamo, ci vogliamo mettere il conservatorio, un teatro provvisorio, ci vogliamo mettere la sede del welfare, oppure ci vogliamo mettere gli uffici della prefettura…noi ce li mettiamo». Di questi progetti faraonici oggi non c’è traccia. L’assalto alla città da parte dei fondi immobiliari ci fu quindi solo in parte (in tempi recenti si è parlato di altri appartamenti da acquistare con la stessa procedura per darli non si sa bene a chi).
Merito di comitati (tra cui il 3e32) che svelarono le intenzioni di Napoleone e un po’ anche della politica locale che in qualche modo, se pur accorgendosene tardi, fece argine.
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