Sulmona città tartassata divide gli amministratori

19 Luglio 2018

L’assessore Mariani esprime dubbi sugli studi Cna. Di Masci: qui aliquote più alte Leonarduzzi (Confesercenti): da anni proponiamo misure a tutela delle imprese

SULMONA. Gli imprenditori sulmonesi devono lavorare fino al 24 agosto per pagare le tasse. Dal giorno successivo iniziano a guadagnare producendo un utile di 17mila e 597 euro, al netto della pressione fiscale che raggiunge il 64,8%. Sulmona si piazza seconda nella classifica regionale delle città più tartassate, salendo di un posto rispetto alla graduatoria dell’anno scorso, stilata dalla Cna. Al primo posto c’è Roseto. Lo studio ha sollevato polemiche.
L’assessore al Bilancio del Comune, Stefano Mariani, non ci sta a far passare Sulmona come la città più tartassata. «Queste sono classifiche che tengono conto anche dei guadagni pro capite, che nella nostra zona sono inferiori ad altre», interviene Mariani, «anche perché, se si fa eccezione dello 0,2 con cui è stata ritoccata quest’anno la Tari, direi che non si fa un aumento di tasse almeno da tre anni. In più, quello su cui ci stiamo battendo sin dal nostro insediamento è la lotta all’evasione fiscale».
Secondo il consigliere di minoranza Bruno Di Masci, invece, il problema è politico. «Da tempo dico in consiglio comunale che sono state applicate le aliquote più alte», fa notare Di Masci, «purtroppo questo è il risultato. Avremmo dovuto dare l’esempio e sostenere il mondo produttivo e invece nulla di tutto ciò è stato fatto».
Pressione fiscale e evasione restano i problemi denunciati anche dalle associazioni di categoria, perché salgono a 60 su 340 i casi di lavoro nero in città, finiti nell’elenco che la Cna ha consegnato alla prefettura. In termini percentuali l’abusivismo nel campo dell’artigianato a Sulmona, pari al 15%, è superiore alla media nazionale del 13. Un dato che ha destato preoccupazione tra gli addetti ai lavori, dai quali nei mesi scorsi sono partite segnalazioni contro la concorrenza sleale. Da qui, gli organi preposti, in particolare la Guardia di finanza e la prefettura, hanno avviato una serie di controlli. Un’operazione trasparenza per sollecitare il rispetto di regole e norme.
«Da un lato la pressione fiscale e dall’altro l’evasione stanno condannando gli imprenditori e gli artigiani seri a un punto di non ritorno», fa notare Franco Ruggieri della Cna. Meno tasse, più contributi per i giovani imprenditori e marketing territoriale è del resto la ricetta anti-crisi della Confesercenti.
«Proponiamo da tempo delle misure per commercianti e piccoli imprenditori», aggiunge Pietro Leonarduzzi della Confesercenti, «tutto sta ad attuarle».
Nel 2016 l’Ascom aveva promosso un giorno di protesta con 50 commercianti che avevano affisso sulle loro vetrine le locandine in occasione del 23 agosto, che era quell’anno l’ultimo giorno prima del tax free day (giorno privo di tasse). Da qui era partita da Claudio Mariotti, presidente dell’Ascom di Sulmona, la richiesta di «abbassare la pressione fiscale e rivedere gli studi di settore», che contengono i parametri per stabilire l’importo di imposte e tasse. Nella stessa condizione gli ambulanti. «Un tempo, dopo una giornata di mercato tornavi a casa con un ricavo che poteva dare serenità all’impresa e alla famiglia», ricorda Franco Liberatore dell’Anva, «oggi, togliendo dal ricavato di una giornata di mercato quanto hai dovuto pagare di tasse, si va subito in negativo».
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