Sulmona. Coprifuoco per alcolici e musica, insorgono i gestori delle attività

Durissima reazione dei commercianti di corso Ovidio alla misura annunciata dal primo cittadino. «Siamo pronti alle vie legali se il provvedimento andrà a penalizzare chi rispetta le regole»
SULMONA
«Non siamo un problema ma siamo o dovremmo essere una risorsa». Lo dicono a gran voce i baristi del centro storico di Sulmona all'indomani del vertice sulla sicurezza in cui il sindaco Luca Tirabassi ha annunciato la stretta sulla movida.
L'ordinanza che il primo cittadino adotterà nei prossimi giorni prevede modifiche agli orari per la diffusione della musica e per la somministrazione di bevande alcoliche. Due punti da disciplinare meglio secondo Tirabassi per calmierare le esigenze del popolo della notte con quelle della sicurezza e del riposo. Alla vigilia del provvedimento arrivano le prime reazioni. «Limitare la vendita di alcolici e anticipare lo stop alla musica può sembrare una soluzione, ma il rischio è quello di penalizzare chi lavora onestamente senza risolvere il vero problema», insorge Fabio Di Genova, titolare di un bar in corso Ovidio. «Gestire oggi un locale in una piccola città come Sulmona è già una sfida quotidiana. Tra affitti, stipendi, tasse, bollette energetiche che raggiungono i 500-600 euro al mese e una tassa sul suolo pubblico che per pochi tavolini arriva a sfiorare i 2.000 euro per nove mesi di attività, (nemmeno stessimo parlando di piazza Navona) le imprese sono già sottoposte a una pressione enorme. I bar, i ristoranti e le attività del centro non sono il problema: sono una risorsa», prosegue Di Genova, secondo il quale «la sicurezza è un obiettivo che tutti condividiamo, ma va garantita individuando e sanzionando chi crea disordine, non imponendo nuove limitazioni a chi rispetta le regole e lavora con sacrificio». Sulla stessa lunghezza d'onda Pierluigi D'Agostino, titolare di un bar in piazza Annunziata. «Chi rispetta le regole dovrebbe essere agevolato e chi invece la trasgredisce punito. Non sappiamo cosa ha in mente il sindaco. Ma bisognerebbe evitare provvedimenti generalizzanti» sostiene D'Agostino, secondo il quale «la musica ha la forza di aggregare la gente. Si può anche pensare a un'ordinanza di limitazioni per un periodo di tempo ma non possono pagare il conto le attività che valorizzano il centro storico anziché danneggiarlo». Un concetto che viene ribadito anche da Alessandro Candido, titolare di un bar della centralissima piazza Garibaldi. «Come categoria siamo il solito capro espiatorio. Sono diciotto anni che porto avanti la mia attività e non si sono mai registrati disordini. Se abbiamo posti e soggetti che creano sistematicamente problemi è lì che bisogna colpire», afferma Candido, che si riserva eventuali azioni legali non appena sarà emessa e pubblicata l'ordinanza. Intanto riparte la stretta all'indomani del vertice sulla sicurezza a Sulmona. Il questore Fabrizio Mancini ha messo il foglio di via per cinque egiziani di circa 30 anni che per diverso tempo hanno alloggiato nell'ex hotel Salvador di viale della Repubblica. I cinque, il 3 ottobre dello scorso anno, si erano azzuffati nel piazzale dell'ex struttura ricettiva con calci, pugni e spinte. Una rissa violenta alimentata dall'alcol e dai futili motivi. Uno di loro era stato trasportato d'urgenza all'ospedale San Salvatore dell'Aquila dove era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. La squadra anticrimine del commissariato di polizia di Sulmona, guidato dal vice questore Rosa D'Amelio, aveva denunciato tutti i protagonisti per rissa aggravata in concorso.
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