Sulmona, D'Alfonso aggredito nel Palazzo comunale

11 Aprile 2015

Il presidente della Regione ha incontrato il Comitato civico che protesta contro la chiusura del Punto nascita, dopo un breve dibattito nell'aula consiliare il governatore, protetto da carabinieri e polizia, è riuscito a evitare il peggio dalla rabbia incontenibile dei cittadini

SULMONA. Il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, ha evitato il peggio poche ore fa a Sulmona, grazie al pronto intervento dei carabinieri e della polizia, dopo essere stato aggredito da alcuni manifestanti che protestavano a Sulmona contro la chiusura del punto nascita dell'ospedale cittadino. Il fatto è accaduto all'interno dell'aula consiliare del Comune di Sulmona, dove D'Alfonso era arrivato per cercare di spiegare le motivazioni del decreto n.10/2015 che prevede la soppressione di quattro punti nascita, tra cui Sulmona.

Il benvenuto presidente in città si è dunque concretizzato con urla, insulti e manifestanti infuriati che inseguono l’auto del governatore-commissario della Regione, alla ricerca di rassicurazioni sul futuro del punto nascita. Che non arrivano. La tappa sulmonese del presidente termina nel peggiore dei modi, con un cordone di poliziotti, carabinieri e vigili urbani che deve scortarlo per uscire da palazzo San Francesco, dopo averlo fatto passare da un’uscita secondaria dell’aula consiliare. La folla lo aspetta nell’atrio di palazzo San Francesco, dove esplode la rabbia di chi rivendica un futuro per il territorio. Con le forze dell’ordine costrette a bloccare fisicamente i manifestanti più accalorati, che hanno prima tentato di impedire all’auto blu di partire e poi hanno tentato di inseguirla.

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Se la partenza da Sulmona è andata male, anche l’arrivo per D’Alfonso non è stato dei migliori con un gruppo di manifestanti che lo aspettava all’esterno dell’hotel Meeting, dove era previsto un suo intervento in un convegno. Il fronte del no alla chiusura del punto nascita lo ha accolto con qualche manifesto e fischietto, chiedendo conto del documento approvato subito dopo il consiglio regionale e delle due risoluzioni. Anche in questo caso non sono mancati momenti di tensione e dalla folla sono partiti diversi insulti. Lui si è fermato a parlare con chi lo criticava e poi ha accolto l’invito a recarsi in aula consiliare di Mauro Tirabassi e Alberto Di Giandomenico del presidio pro punto nascita. Fino alla fine in molti credevano che fosse solo una promessa senza seguito. E, invece, dopo il suo intervento al convegno, D’Alfonso è andato in aula consiliare, “scortato” da Giandomenico che è salito sulla sua auto. Qui ha aspettato invano che arrivasse il sindaco e che arrivassero tutti quelli che lo avevano contestato all’esterno del convegno. Poi ha dato il via ad “un’assemblea alla pari”, come l’ha definita, ascoltando i vari interventi e chiedendo di aprire i lavori al presidente del tribunale. Giorgio Di Benedetto ha lanciato un appello alla ragionevolezza. Raccolto, ad eccezione di qualche intervento scomposto e di qualche contestazione ad alta voce, fino a pochi minuti dalla fine.

“Mi impegno a convocare una giunta regionale tematica in città, coi tecnici regionali, i rappresentanti istituzionali della città e i rappresentanti del comitato – ha detto all’aula consiliare gremita – per meglio caratterizzare e valorizzare l’ospedale di Sulmona, concordando un piano di investimenti. Di più non posso dire per coscienza e ora vi saluto”.

Da qui è scattata la bagarre, coi manifestanti che lo hanno circondato e gli hanno impedito di uscire dall’aula consiliare. Finchè scortato da un cordone di forze dell’ordine, D’Alfonso è dovuto passare da un’uscita secondaria. Ma la folla lo ha atteso all’esterno, fra urla, spintoni e insulti. I rappresentanti delle forze dell’ordine hanno dovuto bloccare i più agitati, che hanno tentato di fermare l’auto blu. A sirene spiegate D’Alfonso è scappato via, fra la folla che lo inseguiva a piedi.

Federica Pantano

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